Il saggio "Non è colpa dell’algoritmo! Idee per usare bene la nostra libertà nell’era digitale" (Egea, 136 pagine, 16,50 euro), presentato il 28 marzo 2026, propone una prospettiva controcorrente sul dibattito tra tecnologia e intelligenza artificiale. Antonio Palmieri, già responsabile comunicazione e parlamentare sui temi dell’innovazione, invita a superare la narrazione che dipinge le persone come vittime passive di strumenti digitali, algoritmi e piattaforme social.

Palmieri critica l’idea di essere manipolati o sopraffatti dall'AI, definendola una percezione che genera scoraggiamento e rassegnazione.

Sottolinea che "se funzionano è perché li usiamo. Se ci condizionano, è anche perché rinunciamo a governarli", spostando l'attenzione sulla responsabilità individuale e sulle scelte consapevoli. Il volume smonta il 'determinismo tecnologico', considerato dall'autore inutile e dannoso, in quanto deresponsabilizza e induce a delegare le scelte quotidiane.

Libertà personale e consapevolezza digitale

Pur riconoscendo i rischi concreti del digitale – sorveglianza, polarizzazione, dipendenza, manipolazione – Palmieri esorta a non trascurare il valore della libertà personale, che, seppur imperfetta, è decisiva. Il libro chiarisce che piattaforme digitali e AI sono strumenti umani il cui funzionamento dipende dalle scelte individuali.

"La tecnologia non è un destino ineluttabile: è una partita che, nel bene e nel male, gioca ciascuno di noi", afferma Palmieri, promuovendo una presa di coscienza attiva nell'uso del digitale.

Attraverso esempi pratici (social, AI generativa e relazionale, scuola, lavoro, famiglia, comunicazione politica), l'autore evidenzia l'importanza di allenare la libertà personale. L'obiettivo è evitare che l'ecosistema digitale definisca identità e comportamenti, ponendo al centro la persona come "essere relazionale", capace di affrontare le tecnologie esercitando consapevolmente scelte e valori. Antonio Palmieri, dopo l'esperienza politica, co-fonda e dirige la Fondazione Pensiero Solido, che studia l’impatto delle tecnologie sulla società.

Il dibattito culturale e la gestione del digitale

Il libro si inserisce nel dibattito culturale italiano, riprendendo il confronto tra "apocalittici e integrati" di Umberto Eco, attualizzandolo all'era digitale. Palmieri, pur non negando le problematiche, rifiuta una posizione fatalistica, insistendo sulla responsabilità personale e sulla costruzione di una reale consapevolezza del funzionamento degli strumenti per una gestione proattiva. Il saggio sollecita cittadini, famiglie, educatori e aziende a un utilizzo attivo, sorvegliato e responsabile degli strumenti digitali.

Il testo affronta la diffusa convinzione che attribuisce la colpa delle problematiche digitali esclusivamente agli algoritmi.

Palmieri invita a rimettere la persona al centro: l'uso degli strumenti digitali e delle intelligenze artificiali deve essere guidato dalla consapevolezza e dalla capacità di scegliere. L'autore sintetizza questo approccio con la formula "abitare il digitale senza subirlo, usare la tecnologia senza farci usare". La Fondazione Pensiero Solido, fondata da Palmieri, si configura come un osservatorio autorevole per studiare e condividere buone pratiche nell'affrontare l'impatto della tecnologia sulle vite quotidiane.

Il volume si distingue per la sua postura controcorrente nel panorama delle pubblicazioni sulla trasformazione digitale. Alla base vi è la convinzione che la libertà non sia un semplice slogan, ma una competenza da allenare costantemente nell'ecosistema tecnologico contemporaneo. Il libro, accessibile e ricco di esempi, responsabilizza ogni individuo all'uso consapevole del digitale.