Tricia Tuttle resta alla guida della Berlinale. Il consiglio di sorveglianza del Kulturveranstaltungen des Bundes in Berlin (KBB), l’ente pubblico responsabile dei principali eventi culturali berlinesi, ha confermato la direttrice artistica, nonostante le tensioni emerse durante l’ultima edizione del festival. La decisione è stata accompagnata dall’adozione di una serie di raccomandazioni, in accordo con il Ministero della Cultura, tra cui l’istituzione di un codice di condotta, la formazione del personale sui contenuti politicamente sensibili e la creazione di un forum consultivo indipendente rappresentativo anche delle voci ebraiche.

Il festival ha precisato che le indicazioni non devono essere intese come condizioni vincolanti per il mantenimento dell’incarico: “Dopo l’odierna riunione del Consiglio di Sorveglianza del KBB sul futuro della Berlinale, accogliamo con favore la conferma da parte del Consiglio dell’importanza dell’indipendenza del nostro lavoro.” Hanno aggiunto: “Condividiamo la loro convinzione che il festival sia sulla strada giusta e che possa continuare a crescere e migliorare sotto la guida di Tricia Tuttle. Abbiamo anche ricevuto raccomandazioni, piuttosto che condizioni, relative al mantenimento dell’incarico di Tuttle. La loro valutazione e qualsiasi attuazione spetta ora alla Berlinale, e le esamineremo.”

Le polemiche erano emerse già durante la cerimonia d’apertura, quando il presidente della giuria Wim Wenders aveva affermato che il cinema deve restare “fuori dalla politica perché se realizziamo film che sono espressamente politici, entriamo in un campo che non ci appartiene”.

La frase aveva suscitato reazioni, tra cui l’annullamento della partecipazione della scrittrice indiana Arundhati Roy.

L’episodio più controverso è però avvenuto durante la cerimonia di premiazione: il regista siriano‑palestinese Abdallah Alkhatib, premiato per “Cronache da un assedio”, ha accusato la Germania di complicità nel genocidio dal palco. Il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider, presente in sala, è uscito in segno di protesta. Secondo il tabloid Bild, il governo stava valutando la sostituzione di Tuttle, ma a difenderla si sono schierati centinaia di cineasti e professionisti dell’industria cinematografica internazionali, tra cui Sean Baker, Tilda Swinton, Kleber Mendonça Filho, Tom Tykwer e Todd Haynes, oltre ai dipendenti della Berlinale.

Un “codice di condotta” e un forum consultivo indipendente

Le raccomandazioni emerse dalla riunione del consiglio di sorveglianza includono tre punti principali: la creazione di un codice di condotta per la gestione di contenuti politicamente delicati, un programma di formazione del personale dedicato a temi sensibili e l’istituzione di un forum consultivo indipendente inclusivo anche delle voci ebraiche.

Questo muta la governance del festival, introducendo una dimensione di rappresentanza e controllo che va oltre il solo direttore artistico. Tuttavia, il festival ha voluto puntualizzare che si tratta di suggerimenti, non di imposizioni. Spetterà alla Berlinale decidere se e come implementarli, preservando l’indipendenza della sua direzione artistica.

Il contesto e le ragioni della rilevanza

La Berlinale è uno dei maggiori festival cinematografici europei e il suo ruolo come spazio di confronto è da sempre centrale. Tuttavia, l’edizione di quest’anno è stata segnata da una forte polarizzazione politica, con una platea internazionale di artisti che ha sollecitato interventi non solo artistici ma anche etici e politici.

La scelta del consiglio di confermare Tricia Tuttle rappresenta una risposta equilibrata: da una parte si garantisce continuità nella direzione artistica e si tutela l’indipendenza del festival; dall’altra, si introduce un meccanismo di garanzia sulla gestione di contenuti potenzialmente divisivi, senza però censurarli preventivamente. Resta ora da vedere come la Berlinale, sotto la guida di Tuttle, tradurrà queste raccomandazioni in prassi concreta.