L’8 marzo segna l’uscita nelle sale italiane di “Scalfire la roccia”, opera prima di Mohammadreza Eyni e Sara Khaki. Il film, già vincitore al Sundance Festival e presentato in anteprima italiana a Giffoni, è ora candidato all’Oscar. La pellicola offre un ritratto intenso dell’Iran contemporaneo, un paese segnato dai venti di guerra e dalla recente repressione delle proteste popolari.
La protagonista è Sara Shahverdi, una donna iraniana di trentasette anni, motociclista, ex ostetrica e da poco divorziata. La sua decisione di candidarsi al consiglio comunale di una cittadina dell’entroterra persiano rappresenta una sfida contro ogni pronostico.
Nonostante il conservatorismo maschilista e la censura del regime teocratico, Sara vince «con una valanga di voti». La sua figura incarna il diritto delle donne di andare in moto, di esprimere le proprie idee e di opporsi a pratiche come le «spose bambine».
Il racconto della sua storia, definito «totalmente vero», «emozionante e terribilmente attuale», diventa un simbolo di un cinema che cerca di dare voce alla realtà femminile oppressa dal regime iraniano.
Un percorso storico del cinema femminile in Iran
La vicenda di “Scalfire la roccia” si inserisce in una cinematografia femminile che vanta una lunga tradizione di resistenza. Tra le pioniere spicca Shirin Neshat con le sue potenti gallerie fotografiche.
Altrettanto significativa è Marjane Satrapi, autrice del graphic novel e del film animato “Persepolis” (2007), ormai considerato un cult. Satrapi, ritirando un premio a Cannes, dichiarò che, nonostante il film fosse universale, desiderava dedicarlo a tutti gli Iraniani. Il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia fu conferito nel 2000 a Jafar Panahi per “Il cerchio”, cui seguirono opere come “Offside” (2006) e i film acclamati di Asghar Farhadi, “Una separazione” (2011) e “Il cliente” (2016), entrambi vincitori dell’Oscar.
Il contesto e la modernità del cinema femminile iraniano
Il cinema contemporaneo delle donne iraniane si è esteso anche al genere documentaristico. Titoli come “Noi donne iraniane” (2003), “Women for Iran” (diretto da Sara Hourngir e coprodotto con l’Italia nel 2025), e “Radiografia di una famiglia” di Firouzeh Khosrovani, anticipano la regista del 2025, promotrice del film “Past Future Continuous”, accolto alle Giornate degli Autori grazie alla coproduzione italiana.
Le radici della cinematografia femminile iraniana affondano nei lavori di Samira Makhmalbaf, la prima regista persiana riconosciuta in Occidente. Opere come “La mela” e “Lavagne” (1998‑2000) raccontano il desiderio di libertà nel contesto post‑rivoluzionario.
In questi film colpisce la forza della narrazione realistica. Le donne non sono presentate come vittime, ma come eroine del quotidiano, capaci di emozionare con storie autentiche e di disarmante realismo.