Lino Guanciale ha espresso profonda preoccupazione per l'attualità politica, dichiarando che “da un anno e mezzo, dopo l’elezione di Donald Trump lo stato di diritto è ormai diventato una favola che ci siamo raccontati per un bel pezzo ma che ormai fa parte del passato”. Queste parole sono state pronunciate durante la presentazione della miniserie Le libere donne, in arrivo su Rai 1 dal 10 marzo, tenutasi nella sede Rai di via Alessandro Severo a Roma. Guanciale ha definito i tempi attuali “super preoccupanti”, osservando come «ci abbiamo messo pochissimo a tornare ad una realtà nella quale chi è forte comanda».

Ha inoltre sottolineato l'importanza che l'Unione Europea inizi a farsi sentire maggiormente come “identità politica all’interno di uno scacchiere internazionale, buttandosi alle spalle tentennamenti o pontieri vari”.

Riflessioni sul ddl Buongiorno e la necessità di un cambio di mentalità

Durante lo stesso incontro, Guanciale ha commentato il ddl Buongiorno definendolo “un enorme passo indietro, quando invece era un’occasione per fare un passo in avanti, seppur piccolo”. Ha criticato espressioni come “Il patriarcato non esiste perché mia moglie comanda a casa”, notando che tali frasi, diffuse anche in contesti informali, «non ci faranno andare avanti». Ha concluso invitando tutti gli uomini, “io per primo, a ‘tobinizzarci’ un po’”, un riferimento esplicito al protagonista della fiction.

La miniserie "Le libere donne": trama e cast

Le libere donne è una miniserie in tre puntate, un libero adattamento del romanzo omonimo di Mario Tobino. Ambientata nel 1943 tra Lucca e Viareggio durante la Seconda Guerra Mondiale, la fiction racconta il percorso del dottor Mario Tobino (interpretato da Guanciale), uno psichiatra non convenzionale e poeta. Tobino sfida le regole repressive dell’ospedale psichiatrico femminile di Magliano per difendere la dignità delle sue pazienti. La regia è affidata a Michele Soavi, che ha dichiarato: “Spero che questa storia possa offrire spunti di riflessione sulla condizione della donna di ieri e di oggi e possa toccare il cuore di chi sta dalla parte della giustizia e della libertà”.

Nel cast figurano anche Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e Fabrizio Biggio nel ruolo del dottor Anselmi, braccio destro di Tobino.

Contesto storico e registico dell'opera

La miniserie trae spunto dal romanzo dello psichiatra e poeta Mario Tobino, noto per la sua dedizione alla cura e alla libertà di espressione nelle istituzioni psichiatriche. Ambientata in Toscana nel 1943, l’opera offre una visione critica del sistema sanitario dell’epoca e valorizza figure femminili e mediche pionieristiche. Michele Soavi, regista con una significativa esperienza nel genere televisivo e cinematografico, ha espresso la speranza che il racconto fornisca chiavi di lettura sulla condizione femminile, in passato e contemporanea.

Il quadro storico-culturale e le connessioni con l'attualità

Il 1943 segnò una fase cruciale nella storia italiana, caratterizzata dal crollo del regime fascista e da profonde tensioni sociali. In questo scenario, il lavoro di Mario Tobino rappresenta un punto di resistenza: la difesa della dignità delle donne attraverso il suo agire medico e umano nell’ospedale psichiatrico di Magliano intercetta temi ancora oggi centrali, come la tutela dei diritti, la libertà di cura e la resistenza contro modelli autoritari. La scelta di ambientare la miniserie tra Lucca e Viareggio, territori teatro di tensioni e liberazioni durante la guerra, arricchisce la narrazione. Guanciale, con i suoi riferimenti all’attualità, riesce a connettere il contesto storico della fiction con le sfide contemporanee, ribadendo la centralità del diritto, della giustizia e della rappresentanza politica unitaria europea.