Una sedia vuota segnerà l'inaugurazione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia il prossimo 9 maggio. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli non parteciperà all'evento né alle giornate di pre-apertura, come ufficialmente comunicato dal Ministero. Si tratta di un precedente significativo: è la prima volta in almeno vent'anni che il titolare del dicastero diserta l'appuntamento inaugurale della Biennale d'Arte.
La decisione giunge in un clima di forti tensioni istituzionali, alimentate principalmente dalla controversa riapertura del Padiglione russo.
Il presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha fermamente sostenuto questa scelta, definendo la manifestazione un'"Onu dell'arte da cui non si può escludere nessuna nazione". Questa posizione ha generato una netta contrarietà da parte del governo italiano, della Commissione europea e persino della giuria della Biennale. La Commissione europea ha esplicitamente minacciato di sospendere o tagliare finanziamenti per un totale di due milioni di euro nel triennio 2025-2028, qualora non vi fosse un passo indietro sulla questione.
La posizione del Ministro e le reazioni politiche
L'assenza del ministro Giuli alla Biennale non rappresenta un episodio isolato. Già in precedenza, il titolare della Cultura aveva mancato la presentazione del Padiglione Italiano il 10 marzo, intervenendo con un videomessaggio, e l'inaugurazione del Padiglione Centrale a Venezia il 19 marzo, dove era stato rappresentato dal vicecapo di Gabinetto Valerio Sarcone.
Le ragioni di questo distacco, sebbene non esplicitate nell'ultimo comunicato, sono chiaramente riconducibili alle tensioni sulla gestione della Biennale e alla partecipazione russa.
La vicenda ha innescato reazioni decise nel panorama politico. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Luca Pirondini, ha criticato il ministro, affermando che "sembra nascondersi anziché difendere l’autonomia e l’indipendenza di una delle istituzioni culturali più importanti al mondo". Anche il Partito Democratico ha espresso il proprio disappunto, parlando di una "gestione della cultura degna dell’asilo Mariuccia".
Il Padiglione russo al centro delle polemiche e la risposta della Fondazione
Il presidente Buttafuoco ha costantemente ribadito la neutralità della Biennale rispetto ai conflitti internazionali, insistendo sulla sua vocazione di spazio aperto a tutte le nazioni, una "istituzione simile all'Onu dell'arte".
Ha inoltre chiarito che la Fondazione non ha violato alcuna norma e ha operato nel pieno rispetto della convenzione con l'agenzia europea Eacea, responsabile dei programmi culturali comunitari.
La Commissione europea, il 10 aprile, ha inviato una lettera alla Fondazione Biennale, concedendo trenta giorni per una risposta e preannunciando un possibile taglio dei finanziamenti in caso di mancata revisione della decisione sul Padiglione russo. La risposta ufficiale dell'istituzione lagunare sarebbe in fase di preparazione, con la possibilità che venga presentata anche dopo l'inaugurazione del 9 maggio. Nel frattempo, la Farnesina ha comunicato alla Commissione che la Biennale non ha violato il regime di sanzioni europee in vigore contro la Russia, basandosi sul quadro normativo attuale.
Da parte sua, il ministro Giuli ha richiesto alla Biennale l'invio della documentazione relativa al rispetto delle sanzioni internazionali, suggerendo anche l'invio di ispettori. Ha inoltre invitato Tamara Gregoretti, rappresentante del Ministero nel Consiglio di amministrazione della Biennale, a rimettere il proprio mandato, motivando la richiesta con una rottura del rapporto di fiducia. Tuttavia, Gregoretti ha rifiutato di dimettersi.
Fondata nel 1895, la Biennale di Venezia è una delle istituzioni culturali più prestigiose a livello globale. La sua esposizione d'arte biennale attira migliaia di visitatori e professionisti internazionali, consolidandosi come una piattaforma d'avanguardia per l'arte contemporanea e un fondamentale luogo di confronto globale.