Alberto Barbera, direttore della Mostra del cinema di Venezia, è intervenuto sulla polemica per la partecipazione di "Dau", film di Ilya Khrzhanovsky, al concorso. Su Instagram, Barbera ha replicato agli attacchi contro la Biennale e l'opera, inserendo la vicenda nel contesto di guerra in Ucraina e propaganda.
Barbera ha riconosciuto la "guerra sanguinosa e crudele" in Ucraina e l'importanza della propaganda. Ha però definito "meschino e inaccettabile" l'attacco alla Biennale e al film, basato su "premesse menzognere e manipolazione della realtà".
Ha chiarito: "Dau non è un film russo, non è propaganda filoputiniana", bensì "un film di denuncia dei regimi totalitaristici e della loro intrusione nella vita dei cittadini per limitarne la libertà". L'opera è di un dissidente russo, Ilya Khrzhanovsky, "finito nelle liste di proscrizione del regime come terrorista e nemico dello Stato", un regista che "sin dall’inizio ha preso posizione contro l’invasione russa dell’Ucraina".
La Mostra del cinema di Venezia, parte della Biennale, è vetrina globale per il cinema d'autore e forum di dibattito. Le accuse di propaganda filoputiniana contro "Dau" sono state respinte da Barbera. Egli si è interrogato: "Perché allora questo cortocircuito inspiegabile ai danni di un film che gli accusatori non hanno evidentemente ancora visto?
Perché fare della Biennale l’ennesimo bersaglio di un attacco gratuito e ingiustificato?". Ha suggerito che la Biennale "è rimasto uno dei pochi baluardi al mondo a difendere la libertà di espressione, a prescindere dalla provenienza geografica e dalla nazionalità", esortando a "difenderne l’autonomia e la libertà".
Il film "Dau" e il regista Khrzhanovsky
Il film "Dau" è opera del regista Ilya Khrzhanovsky, noto per le sue posizioni critiche verso il regime russo. Inserito nelle "liste di proscrizione" come "terrorista" e "nemico dello Stato", Khrzhanovsky ha espresso pubblicamente opposizione all’invasione russa dell’Ucraina. L'inclusione del suo lavoro al concorso sottolinea l'impegno della Mostra nel promuovere la libertà di espressione artistica in contesti geopolitici complessi.
Venezia ha accolto opere di registi da nazioni in conflitto o sotto pressione politica, mantenendo apertura e neutralità. Con "Dau", la direzione ha rafforzato questo principio, respingendo l'assimilazione del film a propaganda e riaffermando il ruolo critico dell'arte contro i regimi oppressivi.
La Mostra del cinema di Venezia: baluardo di libertà
Fondata nel 1932, la Mostra del cinema di Venezia è il festival cinematografico più antico e appuntamento cruciale per il cinema d'autore internazionale. Nel corso della sua storia, ha affrontato congiunture storiche e politiche, affermandosi come baluardo della libertà artistica e ospitando opere da contesti eterogenei, anche in periodi di forti tensioni diplomatiche.
La Biennale di Venezia ha riaffermato l'autonomia istituzionale, offrendo spazi di dialogo e riflessione su temi contemporanei tramite il cinema. Il caso di "Dau" si inserisce in questa tradizione, dimostrando la capacità della Mostra di sostenere registi e produzioni soggette a censura o boicottaggio, mantenendo la libertà di espressione come principio cardine.