Alla ottantatreesima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, che prenderà il via il 2 settembre al Lido, il tema della paura di una guerra atomica e della ricerca di protezione tramite bunker emerge con prepotenza attraverso la selezione di tre film. Queste opere riflettono un clima di apprensione e una rinnovata attenzione verso le minacce globali e le risposte individuali e collettive a tali rischi.
Il primo film in evidenza è 'Jupiter' di Alexandre Smia, un thriller politico selezionato nella sezione Venice Open - Fuori Concorso.
La trama si concentra su Paul Archambault (interpretato da Denis Ménochet), presidente francese appena insediato, che è chiamato a prendere una decisione cruciale a seguito di un ultimatum nucleare russo che minaccia di inviare una testata sulla Francia. Il presidente è convocato nel bunker presidenziale sotto l'Eliseo, noto come comando Giove (Jupiter), una struttura sotterranea utilizzata per riunioni del consiglio di difesa, gestione di attacchi terroristici, crisi militari, emergenze internazionali e decisioni relative alla deterrenza nucleare. Il film si annuncia come un thriller da camera, dove la tensione è generata dal tempo che inesorabilmente scorre e dalla responsabilità di una scelta irreversibile, sulla scia di opere come 'Fail Safe' e 'Thirteen Days'.
I film incentrati sui bunker e la minaccia nucleare
Il secondo titolo è 'Dau' di Ilya Khrzhanovsky, una coproduzione tra Germania, Francia e Svezia. Il film è stato al centro di polemiche a seguito della protesta del Ministero degli Esteri ucraino, che lo ha bollato come 'propaganda filo russa'. Tuttavia, la Biennale e il direttore della Mostra, Alberto Barbera, hanno fermamente respinto tali accuse, chiarendo che "Dau non è un film russo, non è propaganda filoputiniana", ma "un film di denuncia dei regimi totalitaristici e della loro intrusione nella vita dei cittadini per limitarne la libertà". Khrzhanovsky traccia la biografia del grande scienziato Lev Landau, Premio Nobel per la fisica nel 1962, che contribuì alla creazione della prima bomba atomica sovietica fatta esplodere nel 1949.
Infine, 'Bunker' di Florian Zeller, in concorso a Venezia, è un thriller psicologico con Javier Bardem e Penélope Cruz, nei panni di una coppia di professionisti di successo a Londra. Lei lavora in una casa editrice mentre lui è un famoso architetto, che accetta di progettare un bunker a prova di atomica per un potente magnate della tecnologia che vuole rimanere anonimo. Una scelta non condivisa dalla moglie, tanto che lei comincia a dubitare non solo dell'etica professionale del marito, ma dell'intera identità dell'uomo con cui vive da diciassette anni. Una curiosità: in tutto il film non si parla mai di un bunker pensato contro una minaccia nucleare, ma solo contro un generico pericolo in un mondo sempre più incerto.
Nel cast figurano anche Paul Dano, Stephen Graham e Patrick Schwarzenegger.
Il ruolo del cinema e la presenza spagnola alla Mostra
Tra i film in concorso a Venezia, 'Bunker' e 'Succederà Questa Notte' di Nanni Moretti costituiscono l'unica presenza spagnola in competizione. Il direttore della Mostra, Alberto Barbera, ha evidenziato il concetto del cinema come "una straordinaria strumento per conoscere la realtà", basando la sua selezione sui temi che più preoccupano la società odierna. La Mostra di Venezia si conferma, dunque, un osservatorio privilegiato delle tendenze e delle inquietudini che attraversano il panorama internazionale.