Il prestigioso Leone d'Argento - Premio per la migliore regia dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia è stato conferito a Ilya Khrzhanovsky per il suo film “Dau”. L'annuncio del riconoscimento, avvenuto a Venezia il 12 settembre 2026, alle ore 20:43, celebra il lavoro del cineasta dissidente russo, la cui opera è una coproduzione tra Germania, Francia e Svezia.
Questo premio, uno dei riconoscimenti più ambiti del palmarès veneziano, si distingue dal Leone d'Oro per il miglior film, focalizzandosi sull'eccellenza della direzione artistica.
Nel caso specifico di Khrzhanovsky, la scelta della giuria assume un significato particolare, data la sua identità di autore apertamente dissidente e le discussioni che hanno accompagnato “Dau” fin dall'inizio di questa edizione del festival.
Il film “Dau” si presenta come una significativa coproduzione europea, coinvolgendo attivamente Germania, Francia e Svezia. Questa collaborazione internazionale evidenzia una circolazione produttiva ampia e diversificata, perfettamente in linea con il profilo della Mostra di Venezia, che nella sua 83ª edizione ha saputo riunire opere provenienti da un vasto panorama di cinematografie e sistemi produttivi globali.
Le polemiche e il contesto dell'83ª Mostra di Venezia
L'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia si è svolta dal 2 al 12 settembre 2026. L'assegnazione del premio a Khrzhanovsky è giunta nella giornata conclusiva del festival, momento in cui il palmarès completa il bilancio del concorso, rivelando i film e gli autori che hanno ottenuto il plauso della giuria internazionale.
La selezione di “Dau” aveva già generato ampie discussioni sin dall'apertura della Mostra. L'edizione 2026 era stata oggetto di diverse polemiche, tra cui la ridotta presenza di produzioni statunitensi, la quasi totale assenza di registe donne in concorso – con una sola opera diretta da una donna, “Woman Unknown” della regista danese-egiziana May el-Toukhy, su un totale di 20 titoli – e, appunto, l'inclusione del film di Khrzhanovsky.
Il direttore artistico Alberto Barbera aveva difeso con fermezza le scelte di programma, sottolineando come la qualità intrinseca dei film fosse l'unico criterio di selezione. Aveva inoltre giustificato la presenza di “Dau” ricordando la posizione di Khrzhanovsky come dissidente e la sua chiara opposizione all'invasione dell'Ucraina. Nonostante ciò, la discussione aveva coinvolto anche alcune istituzioni ucraine, che avevano espresso critiche riguardo la decisione di accogliere in concorso l'opera del regista.