Fake news sotto accusa da mesi ed insieme a loro, uno dei veicoli che le fa viaggiare più velocemente ovvero il social network fondato da Mark Zuckerberg, il colosso di Facebook. Un anno di riflessione quello appena trascorso per il suo fondatore, che sembra essersi dedicato ad una vera e propria fase di ascolto e di osservazione per capire cosa non stesse funzionando alla velocità di un like. Le ragioni che lo avrebbero portato a soffermarsi su nuove prospettive e soluzioni potrebbero essere molteplici, dalla recente perdita nel primo semestre dello scorso anno di circa 6 milioni di unità negli Stati Uniti al fatto che altri social, come Twitter o Linkedln, continuino a mantenere costante il numero del proprio bacino di utenti senza flessioni, fatto sta che Zuckerberg ha dovuto affrontare critiche e criticità dello sviluppo della sua creatura in fase avanzata.

Prima fra tutte, l'accusa di essere un contenitore inesorabile di fake news, ragion per cui il padre di Facebook ha scelto di mettere al primo posto la qualità delle notizie, ma in che modo? Coinvolgendo direttamente gli utenti, che avranno la possibilità di segnalare un certo tipo di notizia che potrebbe risultare falsa, in sintesi una sorta di votazione per decidere quali notizie lasciare in visibilità e quali no. Sarà dunque la “community”, con i suoi feedback e suggerimenti, a stabilire la classifica delle news da mantenere nella sfera pubblica. Una variazione che comporterà una diminuzione delle notizie che scenderanno dal 5 per cento attuale al 4 per cento, in quanto andranno a ridursi i contenuti di video, post e notizie stesse pubblicati dalle aziende.

Parola d'ordine dunque: “informazione di qualità”, anche se potrebbe sembrare paradossale considerato che lo stesso utente che si trova a condividere fake news, potrà passare dalla veste di utente a quella di giudice senza alcuna differenza.

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Siamo sicuri dunque che alla fine il risultato non resti il medesimo? Pubblicare una fake news e poi valutarne l'attendibilità, un procedimento all'apparenza poco rassicurante, salvo lasciar fare all'algoritmo promesso da Zuckerberg, che andrebbe ad incrociare i dati riportati dai quasi due miliardi di utenti Facebook. L'obiettivo è quello di garantire ed aumentare l'autorevolezza delle testate ritenute affidabili, attraverso l'incremento del traffico social, andando a diminuire per conseguenza l'affidabilità delle restanti, che invece vedranno calare il numero di persone raggiunte dal singolo post, il così detto reach.

In Italia invece entra in gioco un elemento esterno al social ovvero la polizia postale. A breve infatti, tramite un'apposita icona rossa presente sul sito della Ps online, l'utente potrà segnalare la sospetta veridicità o non veridicità presunta di una notizia. Una volta reso operativo, dovrà essere la polizia postale a verificare l'attendibilità della news, almeno stando alle parole del ministro dell'Interno, Marco Minniti, che ha parlato di uno strumento “legittimo e trasparente”.