È un circolo meccanico e ripetitivo; costituisce, attraverso i minuti, giorni, mesi e anni che si rincorrono senza tregua, la più invisibile delle manifestazioni degli individui. Il suo nome non è particolarmente seducente, ma è piatto e ripetitivo: la quotidianità.

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È difficile che se ne possa cavare fuori qualcosa di appassionante. Ma non per Julian Barnes che, nel suo romanzo “Guardando il sole” (Einaudi, pag. 240, disponibile dal 19 marzo 2019) con la quotidianità ha cucito il fil rouge lucente della sua narrazione. Insomma genitori che si avviano verso l’ufficio, madri che imboccano il recalcitrante bebè dopo aver bloccato il concertino della sveglia e serrande di negozi che si aprono, non sono materia ostica da trattare per lo scrittore che anzi riesce a trarne linfa originale per il suo lavoro letterario.

Julian Barnes presenta il suo nuovo romanzo ‘Guardando il sole’
Julian Barnes presenta il suo nuovo romanzo ‘Guardando il sole’

La trama del libro

Una figura di donna ordinaria funge da protagonista nel bel libro di Julian. Il suo nome è Jean Serjeant. Fra le pagine della narrazione è spalmato quasi un secolo di storia legato alla sua esistenza. Il racconto la presenta ai lettori quando è ancora una bambina e, in quella stagione della vita, fa capolino un altro personaggio cardine: Leslie. Quest’ultimo è uno zio sui generis e propone alla nipote un tempo ricco di humour, condito di trucchi sbilenchi e indovinelli improbabili, buoni comunque per trascorrere in letizia i giri delle lancette dell’orologio.

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Per quanto inutili nella soluzione di arnesi propedeutici alla vita che verrà, per la bimba prima e ragazza poi, quel divertimento sguaiato, legato a quei frivoli temi, funzionerà come una sorta di bussola per non perdersi nelle lande grigie dell’età adulta.

Una domanda importante

Per quanto dipinta come figura ordinaria, la protagonista è forzata dagli eventi della sua vita a emanciparsi da quella ingenuità che le aleggia intorno. Una maternità tardiva e difficoltosa, unita al fallimento del matrimonio, le daranno il coraggio (finalmente e superando le antiche domande farsesche forgiate da zio Leslie, tipo “Esiste davvero un museo del panino?" oppure “Perché i visoni sono cosi ostinatamente attaccati alla vita?”) per proporre una domanda importante che sicuramente susciterà interesse in molti lettori: come fa la gente comune ad accontentarsi di una vita mediocre, ordinaria, anonima e incolore, e quindi a non farsi abbattere dal tedio della quotidianità?

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