La pensione di vecchiaia è la misura che consente il pensionamento ad una determinata età e una volta raggiunta una determinata soglia di contribuzione minima versata. Insieme alla pensione anticipata, la pensione di vecchiaia è la misura cardine dell'intero sistema. La pensione di vecchiaia è collegata alla aspettativa di vita che ha prodotto un incremento di cinque mesi dell'età pensionabile ad inizio 2019. La stessa cosa, stando alle attuali stime sulla vita media degli italiani, accadrà nel 2023, anche se solo di 3 mesi.

Per i prossimi quattro anni tutto invariato

Fino al 31 dicembre 2018, la pensione di vecchiaia era appannaggio di lavoratori con 66 anni e 7 mesi di età e 20 di contribuzione minima. Dal primo gennaio 2019 si è passati ad un incremento di cinque mesi, con l'età pensionabile che è salita a 67 anni. Nessun intervento legislativo ha impedito questo inasprimento dei requisiti di accesso alla quiescenza di vecchiaia.

In pratica, non è successo per questa misura, ciò che invece Lega e Movimento 5 Stelle decisero di fare con la loro manovra finanziaria per le Pensioni anticipate. Per le pensioni distaccate da qualsiasi requisito anagrafico, che si chiamano pensioni anticipate dai tempi della riforma Fornero, si decise di bloccare gli aumenti. Anziché passare a 43 anni e 3 mesi (42 e 3 per le donne), la pensione anticipata è rimasta a 42 anni e 10 mesi di contribuzione.

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Pensioni

E sarà così fino al 2026, a meno che l'attuale governo giallorosso, non annulli ciò che il governo precedente ha stabilito. Per le pensioni di vecchiaia invece, 66 anni di età e 20 di contributi saranno buoni per altri tre anni. Il prossimo scatto infatti è previsto per il 2023.

L'andamento demografico e gli scatti futuri

Dopo lo scatto di cinque mesi del 2019, fu previsto in base all'andamento della stima di vita della popolazione che l'Istat calcola, uno scatto di tre mesi ogni biennio.

I tre mesi in più del 2021 però dovrebbero saltare. Il rapporto sull'andamento demografico che è stato pubblicato a luglio ed elaborato da RGS, dimostra come l'andamento sia in ribasso rispetto allo scenario del rapporto 2011. Da qui è ormai pressoché certo che, per il biennio 2021-2022, non ci sarà incremento dell'età pensionabile. I prossimi 3 mesi di aumento pertanto, arriveranno nel 2023, quando per centrare la pensione di vecchiaia, insieme ai soliti 20 anni di contributi previdenziali minimi, occorrerà arrivare ad avere 67 anni e 3 mesi di età.

Questa età pensionabile sarà applicata fino a fine 2024, poiché dal 1° gennaio dell'anno successivo e per tutto il biennio 2025-2026, si salirà ancora di tre mesi portando l'età pensionabile a 67 anni e 6 mesi.

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