“Animali in guerra, vittime innocenti” di Vincenzo Di Michele, edito da 'Il Cerchio Editore', è un saggio storico che parla del trattamento crudele riservato agli animali durante le due guerre mondiali. Tale libro è uscito nella primavera del 2019.

Animali sui campi di battaglia per fini logistici

Cani, cavalli, gatti, muli, piccioni, topi ma anche, in misura minore, orsi e scimmie, sono stati coinvolti nelle guerre mondiali. Gli animali hanno pagato un prezzo molto caro, specialmente se si pensa all'aiuto che essi hanno fornito ai soldati al fronte: l’autore cita infatti, con accuratezza, brani di diari o di lettere di uomini che vedevano tragedie e morte ogni giorno e che, negli animali presenti sui campi di battaglia per fini logistici, trovavano quei momenti di tenerezza e di conforto a cui avevano rinunciato quando si erano arruolati.

È emozionante leggere le testimonianze di soldati affezionati ai loro muli, o addirittura ai piccoli topi che dormivano con loro, e che riscaldavano le loro gelide notti. Questi animali hanno fatto la differenza per l’umore e l’attaccamento alla vita dei soldati, e li hanno paradossalmente legati di più alla loro natura umana, quando intorno a loro tutto era disumano.

In tal caso è interessante ciò che afferma l’autore: "Un aneddoto sagace è quello riportato da un soldato artigliere. Raccontò che nella fattoria della sua famiglia c’erano molti gatti. Alcuni neri, altri bianchi, pezzati e questo sarebbe bastato per scatenare una guerra di razza, se fossero stati uomini".

Animali usati come kamikaze e come oggetti di sperimentazioni

Eppure, nonostante la loro docilità e il loro disinteressato affetto, gli animali sono stati trucidati sui campi di battaglia, sono stati usati come kamikaze e per testare apparecchiature belliche, e sono stati sottoposti a indicibili torture per soddisfare assurde pretese scientifiche.

Non si può, infatti, non rimanere scioccati dal racconto degli esperimenti di Anton Dilger, che studiava il modo di trasmettere malattie agli animali, per farli diventare vere armi batteriologiche; o non si può non provare un moto di disgusto per le sperimentazioni di chi provò a generare in laboratorio un nuovo essere invincibile, tramite l’incrocio dell’uomo con la scimmia.

Queste azioni non devono cadere nel dimenticatoio, e per questo motivo Di Michele presenta spiega: "Nessuno riuscirà pertanto mai a zittire la voce muta e dolente delle sofferenze ingiuste patite dagli animali, vittime dell’egoismo altrui".

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