Per lamaggior parte dei genitori e bambini il momento dei compiti è spesso vissutocome un problema.

Le ragionidi questa difficoltà possono esseremolteplici: una generale intolleranza del bambino alle regole, specie quandovengono imposte rigidamente dall'adulto, il suo temperamento, le sue difficoltàe, non da ultimo, le insicurezze e le ansie del genitore che, ricadendo sulpiccolo, generano in lui confusione, irritabilità e meccanismi di difesa.

Dopo questaosservazione occorre comunque chiedersi cosafare.

Il primo suggerimento ragionevole è di guidare il bambino a diventare gradualmente autonomo.

Il percorso èlungo e spesso faticoso, ma va subito avviato attraverso modalità adeguate.

Generalmentela prima preoccupazione è quella dicapire se sia giusto affiancare ilbambino durante l'esecuzione dei compiti o, invece lasciare che faccia dasolo. Non c'è una risposta precisa che vale per tutti. Ogni bimbo, infatti, èunico, perciò sta alla sensibilità del genitore capire quale sia ilcomportamento più adeguato.

L'importante è non confondere un reale bisogno diaiuto del piccolo con un latente nostro bisogno di protagonismo, lasciando cosìpoco spazio alla sua crescita.

Un altro suggerimento è volto a farcogliere la dimensione temporale, alnostro piccolo. Prima di utilizzarel'orologio, si può cominciare a costruire una "Ruota del tempo" divisa nei quattromomenti principali della giornata: mattino, pomeriggio, sera, notte, magariabbinando a ciascuno un'immagine di riferimento. Su di essa, poi, si fissano, conun fermacampione, due frecce di diversi colori.

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Scuola

Il genitore, sotto lo sguardodel piccolo, sistema una delle due frecce sulla parte effettiva del giorno e,subito dopo, chiede al bambino di pensare e posizionare la sua freccia sulmomento in cui intende mettersi al lavoro. Così facendo si fa coglierel'importanza della regola e si lascia al piccolo l'opportunità di gestire emuoversi nel tempo, prendendone così coscienza. Successivamente il genitoreruota, col passare del tempo, la freccia e, quando questa si sovrappone aquella del bambino, lo invita a cominciare.

Se il piccolo si mette al lavoro,lo si rinforza, se invece si oppone, o tende a rimandare, senza troppe parole,con determinazione e il giusto distacco, gli si comunica che così facendo andràa Scuola con i compiti non eseguiti e che ricadranno su di lui le conseguenze.E' auspicabile perciò una proficua collaborazione scuola-famiglia al fine di promuovere il bene del bimbo.

Un'altra strategia per rendere più stimolante lo studio,è quella di utilizzare il gioco comestrumento. Per esempio, per aiutarlo a studiare le "tabelline", si puòcostruire un semplice percorso usando per esempio dei cerchi.

Ad ogni passaggioesatto della sequenza numerica il bambino può entrare nel cerchio successivo sinoa raggiungere il traguardo.

Spesso, ancora,occorre "frazionare" il tempo per losvolgimento dei compiti, specie per i più piccoli e i più vivaci, programmandobrevi pause organizzate per evitaredispersioni.

Detto questo, se proprio constatiamo che ogni strategia adottata non porta a risultatinell'immediato, rimane un ultimoconsiglio: non scoraggiarsi econtinuare. Come recita infatti il proverbio: "Chi semina" prima o poi "raccoglie" .

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