Più gli anni passano e la ricerca avanza, più si scoprono le conseguenze a cui si va incontro quando si fuma. La consapevolezza dei danni del tabacco è iniziata però relativamente di recente, forse in modo più netto da una ventina di anni, quando l'Unione Europea ha iniziato a promulgare direttive che riducessero sempre più il consumo di sigarette in pubblico. Mettendo in guardia le persone sugli effetti del fumo passivo ma anche di quello attivo sul fumatore stesso.
A partire dagli anni '70 anche le donne sono diventate incallite fumatrici, in concomitanza con l'emancipazione sociale.
E proprio uno studio recente ha messo in evidenza come il fumo stia facendo sì che ben presto i tumori ai polmoni supereranno perfino quelli al seno per il "sesso gentile" (ne abbiamo nell'articolo Tumore ai polmoni più pericoloso di quello al seno).
Ora una nuova ricerca pone sotto i riflettori una conseguenza alla quale può incorrere un neonato quando la madre fuma in gravidanza.
Una ricerca del Seattle Childern's hospital, presentata al congresso della Pediatric Academic Societies, svoltosi a Vancouver, Canada, è giunto alla drammatica conclusione che se la gravida fuma durante il primo trimestre di gravidanza, aumenta fino al 70% il rischio per il bebè di incorrere in patologie congenite al cuore.
Il rischio si acuisce se la mamma ha superato i 35 anni di età.
Lo studio ha anche evidenziato che a fumare nei primi mesi di gravidanza sia circa il 10% delle future mamme, nonostante abbiano la consapevolezza di essere incinte e nonostante gli inviti dei medici che le seguono. In passato, fino agli anni '80, quando come detto la consapevolezza del rischio era bassissima, molte donne fumavano perfino durante tutta la gravidanza.