Uno dei temi che più sta a cuore alle neo-mamme è quello dello svezzamento dei propri figli, evento che in molti casi viene vissuto con una esagerata dose di stress e preoccupazione. Non è, infatti, un mistero che nonostante l'impegno e l'abilità, più o meno consolidata, del genitore nel presentare al piccolo il suo pasto - preparato con tanta dedizione che anche gli chef di Masterchef a confronto si sentirebbero dei dilettanti- il piccolo finirà inevitabilmente per opporre resistenza, finendo poi per lanciare qua e là la sua crema di verdure o carne che sia.
Ecco dunque che iniziano una serie di curiose tecniche studiate dal genitore per tentare di uscire quanto meno indenni dall'ora del pasto. Potremmo allora vedere il papà distrarre il bimbo con uno gioco o un curioso spettacolino messo a punto per l'occasione, mentre la mamma prontamente infila in bocca al piccolo il cucchiaio, sperando che almeno un terzo della pappa finisca nello stomaco del piccolo, che immediatamente chiude la bocca e si chiude in difesa.
Tutto questo è veramente necessario? Sarà inevitabile per tutti i genitori e i propri figli vivere con preoccupazione e ansia un evento tanto naturale? Parliamo di autosvezzamento, o meglio alimentazione complementare, e scopriamo perché può salvare la vita a genitori e figli.
L'importanza del latte materno
Le problematiche nel settore alimentazione iniziano già nei primi giorni di vita del piccolo, quando la neo-mamma sarà trascinata dalle parole di parenti, infermieri o amici in uno stato di inadeguatezza, che le farà credere che il latte da lei prodotto non sarà mai abbastanza o addirittura che non sarà della qualità giusta a saziare il suo piccolo. Ecco qui il primo mito da sfatare!
Ovviamente non sono compresi quei casi in cui per vari problemi dimostrati a livello medico il latte prodotto dalla neo-mamma non basta da solo a soddisfare le esigenze del bebè o la mamma deve rinunciare all'allattamento per problemi di salute. Occorrerà quindi inevitabilmente integrare con altre soluzioni.
Il latte artificiale si presenta, nei casi in cui bisogna rinunciare all'allattamento diretto, come l'alimento perfetto, in quanto creato per essere il più simile possibile al latte materno.
Non facendo riferimento ai casi sopracitati, la comunità medica e le organizzazioni mondiali a tutela della salute, come l'UNICEF e l'Organizzazione mondiale della sanità, sono concordi nell'affermare che il latte materno è l'unico, indispensabile e insostituibile alimento da introdurre nella dieta del bambino fino ai 6-8 mesi di età, quando egli inizierà ad aver bisogno di altri nutrienti, scarsamente presenti nel latte materno, quali zinco e ferro. A partire dai 6-8 mesi del bambino sarà bene iniziare un'alimentazione complementare.
Si noti bene che il termine "alimentazione complementare" non sta per svezzamento, anzi il suo significato è molto lontano dallo svezzamento conosciuto e promosso da pediatri e social media, con cui si intende una sostituzione immediata e repentina del latte con altri alimenti. Alimentazione complementare significa introdurre nella dieta del bambino nuovi alimenti capaci di fornire i nutrienti che nel latte materno scarseggiano e non di sostituire quest'ultimo totalmente. Il piccolo continuerà dunque a bere il latte materno, accompagnando le poppate ad alimenti necessari per il suo sviluppo, fino a quando non sarà arrivato il momento in cui egli autonomamente non avrà più bisogno, fisicamente ed emotivamente, del latte materno e del legame fisico con la mamma che da esso ne deriva.
Cos'è l'autosvezzamento
Si potrebbe definire l'autosvezzamento come una grande dimostrazione di fiducia da parte del genitore nei confronti del proprio figlio. Ebbene sì, perché chi deciderà di intraprendere questa strada si affiderà totalmente al proprio piccolo e ai suoi bisogni, seguendo le modalità da egli indicate. Sarà proprio il bimbo a scandire i tempi del suo "svezzamento" e a stabilire quantità e qualità.
Perché questo concetto risulti sufficientemente chiaro è d'obbligo fare una distinzione tra ciò che il bimbo mangia e ciò che i genitori vorrebbero mangiasse. Molte volte si sente parlare di inappetenza del bambino, il quale viene sottoposto a continue visite mediche in cui la mamma si lamenta del poco appetito del piccolo che nella maggior parte dei casi "non mi mangia niente" in confronto al figlio della vicina.
Ebbene care mamme, il vostro piccolo conosce esattamente i suoi bisogni e come ogni cucciolo di specie è in grado di soddisfarli, preferendo un alimento piuttosto che un altro o le sue quantità piuttosto che le vostre.
Dunque nella maggior parte dei casi, in cui non vengono riscontrate patologie mediche responsabili della mancanza di appetito del bambino, l'inappetenza non è altro che uno "squilibrio tra ciò che il bimbo mangia e ciò che i genitori vorrebbero mangiasse".
L'autosvezzamento in pratica
L'avvicinamento del bambino al Cibo è un processo naturale e tappa indispensabile dell'evoluzione. Il bambino inizierà con il suo tempo ad interessarsi al cibo "dei grandi" anche per semplice spirito di simulazione.
Come molte delle attività svolte dai bambini, anche l'alimentazione, può essere una conseguenza della pratica innata di imitare il genitore, da sempre punto di riferimento del piccolo.
Nulla dovrà cambiare nella vostra vita quotidiana e l'ora dei pasti potrà essere vissuta con armonia e spirito di condivisione da tutti i membri della famiglia. Basterà tenere accanto a se il bambino durante i pasti, con piacevole sorpresa, una volta raggiunto il momento giusto, il bambino mostrerà autonomamente interesse per ciò che mangiano i genitori. Dapprima inizierà facendo dei piccoli assaggi, presto, probabilmente già intorno ai 9-11 mesi il bimbo farà già dei pasti completi.
Non vi servirà passare ore e ore in cucina a preparare purè e brodi vegetali, basterà solo un po' di buon senso.
Partendo dal presupposto che l'alimentazione seguita in casa sia corretta in dosi e qualità, basterà tagliare in piccoli pezzi la pasta e il pane e ancora più finemente la carne e le verdure, a causa della loro difficile digeribilità per gli esseri umani, ed il gioco è fatto.
Le allergie. Ogni neo-mamma lo sa, alcuni alimenti sono assolutamente da evitare nell'alimentazione del piccolo. Pesce e uova non sono neanche nominabili, per non parlare del sale, assolutamente da evitare, ma sostituibile con una dose illimitata di formaggio parmigiano (contenente sale). Anche in questo caso la comunità medica ha sfatato i vecchi miti, affermando che la precoce introduzione di pesce, uova e di tutti gli alimenti potenzialmente allergici, affiancati dall'assunzione del latte materno, diminuisce notevolmente lo sviluppo di allergie.
Mentre non vi è alcuno studio che dimostra il divieto di salare le pietanze dei più piccoli, basterà seguire la linea generale e valida anche per gli adulti, che un eccessivo consumo di sale è assolutamente sconsigliato.
Ultimo, ma non per importanza, mito da sfatare è la presunta incapacità dei bambini di gestire i cibi solidi. Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato come intorno al sesto mese di vita si sviluppi nel bambino la capacità di compiere tutta quella complessa successione di movimenti necessaria alla masticazione (anche senza denti), allo spostamento del cibo e alla deglutizione dei cibi solidi.