Le Province italiane diventano ufficialmente 51: il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato oggi il decreto-legge che completa il percorso avviato nel mese di luglio, finalizzato al riordino degli enti locali. “La riforma – spiega una nota di Palazzo Chigi - si ispira ai modelli di governo europei. In tutti i principali Paesi Ue, infatti, ci sono tre livelli di Governo. Il provvedimento consente inoltre una razionalizzazione delle competenze, in particolare nelle materie precipuamente ‘provinciali’ come la gestione delle strade o delle scuole”.
Cosa succede?
Il numero delle Province delle Regioni a statuto ordinario si ridurrà da 86 a 51. Dal 1° gennaio prossimo le giunte delle Province italiane saranno soppresse e il Presidente potrà delegare l’esercizio di funzioni a non più di 3 Consiglieri provinciali. Sempre dal 1° gennaio 2014 diventeranno operative le città metropolitane, che sostituiscono le province nei maggiori poli urbani del Paese realizzando il disegno riformatore voluto fin dal 1990, successivamente fatto proprio dal testo costituzionale e, tuttavia, finora incompiuto.
Regioni a statuto straordinario
Del riordino delle Province delle Regioni a statuto speciale “ci occuperemo in seguito – ha affermato il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi durante la conferenza stampa a palazzo Chigi - visto che la legge sulla spending concedeva a queste realtà 6 mesi di tempo in più”.
È solo il primo passo
“Il riordino delle Province – afferma il Governo nella nota - è il primo tassello di una riforma più ampia che prevede la riorganizzazione degli uffici territoriali di governo (prefetture, questure, motorizzazione civile eccetera) in base al nuovo assetto. Dunque anche gli altri uffici su base provinciale saranno di fatto dimezzati”.
Ecco la nuova Italia
Di seguito la nuova divisione amministrativa delle Regioni italiane:
Valle d’Aosta: statuto speciale.
Piemonte: Torino, Cuneo, Asti-Alessandria, Novara-Verbano-Cusio-Ossola, Biella-Vercelli.
Lombardia: Milano-Monza-Brianza, Brescia, Varese-Como-Lecco, Mantova-Cremona-Lodi, Sondrio, Bergamo, Pavia.
Liguria: Imperia-Savona, Genova, La Spezia.
Trentino Alto Adige: statuto speciale.
Veneto: Verona-Rovigo, Padova-Treviso, Vicenza, Venezia, Belluno.
Friuli-Venezia-Giulia: statuto speciale.
Emilia Romagna: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini.
Toscana: Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno, Firenze-Pistoia-Prato, Arezzo, Siena-Grosseto.
Marche: Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata-Fermo-Ascoli Piceno.
Umbria: Perugia-Terni.
Lazio: Roma, Viterbo-Rieti, Latina-Frosinone.
Abruzzo: L'Aquila-Teramo, Pescara-Chieti.
Molise: Campobasso-Isernia.
Campania: Caserta, Napoli, Benevento-Avellino, Salerno.
Puglia: Foggia-Andria-Barletta-Trani, Bari, Taranto-Brindisi, Lecce.
Basilicata: Potenza-Matera.
Calabria: Cosenza, Crotone-Catanzaro-Vibo Valentia, Reggio Calabria.
Sardegna: statuto speciale.
Sicilia: statuto speciale.