Dal 7 settembre sono aperte le iscrizioni per chi volesse partecipare all'Impact Investing 2012 del 4 ottobre a Londra. Si tratta di una conferenza per fare il punto sul tema degli impact investments, ovvero investimenti strutturati per generare un impatto positivo, di tipo sociale e ambientale, rispettando requisiti predefiniti di sostenibilità finanziaria.

Un mercato che in America e Nord Europa è già stato sperimentato con successo e che in Italia, a causa di una legislazione carente, si limita ad azioni isolate che non permettono di far uscire il terzo settore dalla logica della beneficenza.

L' impact investing  è la nuova frontiera dell'investimento etico e intende superare il prodotto etico più diffuso, il fondo comune d'investimento che può presentare alle volte livelli di rischiosità elevati per via del comparto azionario incluso.

Nasce per iniziativa del primo ministro inglese Cameron e di un ex dirigente di Goldman Sachs, oggi capo della Big Society Bank, una banca dedicata allo sviluppo della società civile. Si tratta di investimenti in aziende che, con la propria attività, contribuiscono al miglioramento del benessere collettivo andando oltre la mera logica di responsabilità  sociale. Si tratta di aziende attive nell'energia rinnovabile, nell'agricoltura biologica, nell'housing sociale e nei servizi sanitari.

La logica dell'impact investing supera la logica dell'Sri in quanto più concentrata sul ritorno sociale.

In Italia al momento l'impact investing  è disponibile solo per gli investitori professionali e non per il pubblico. Il potenziale è enorme se si pensa ai settori da sviluppare di cui il nostro Paese è  spesso leader: agricoltura, rinnovabili, ecc. In America esiste un vero e proprio mercato ad hoc, quello delle b corporations, ovvero aziende che promuovono campagne sociali, in Italia siamo ancora fermi alla disputa tra profit e non profit e se riconoscere o meno il “terzo settore”.