Dopo che la crisi e le restrizioni governative hanno trasformato tantissimi pensionati in indigenti, dopo che moltissimi giovani continuano a brancolare nel buio alla ricerca del lavoro alla maniera derivante dal gioco della “mosca cieca” ecco che la creatività e la fantasia di chi viene eletto dal popolo perché lo governi in sua vece, ne escogita un’altra che ci sembra doveroso segnalare e rendere pubblico.
Per alcuni amministratori comunali è sembrato logico dopo aver tartassato i vivi andare a recuperare anche qualcosa dove il riposo eterno dovrebbe quanto meno essere garantito per un senso di pietà religiosa e per il rispetto che si deve a quanti ci hanno lasciato in questa valle di lacrime per una miglior vita (almeno sotto il profilo della tassazione).
Ed ecco che a Nerviano, nel Milanese, l’amministrazione ha riesumato (è il caso di dirlo) un’antica gabella di stampo prussiano che impone (ai vivi) di pagare 136 euro più due marche da bollo di 15 euro cadauna, per un totale di 166 euro sui sepolcri dei cari estinti. Chi non paga può vedersi le spoglie del (o dei) parenti esumati coattivamente con relativa collocazione nell’ossario comune.
L’abominevole imposizione ha avuto una certa eco anche a Brescia dove chi vorrà riesumare un parente sarà obbligato, per disposizioni dell’amministrazione comunale, al versamento di una tassa di 200 euro. Tale costo dovrà essere sostenuto (sempre dagli eredi in vita) anche nel caso in cui i parenti del de cuius non volessero tumularlo da un’altra parte sempre nella cerchia delle mura cimiteriali cittadine.
Chiaramente risulta comprensibile come, grazie anche a queste gabelle lo spirito religioso che lega i fedeli cristiani stia determinando l’abbandono delle pratiche legate alle tradizionali modalità di inumazione dei morti, con la preferenza d’ispirazione orientale della cremazione dei corpi e alla conservazione delle loro ceneri in una semplice urna.