Difficile fare previsioni su quando, e come, si risolverà la contrazione dell'economia che stiamo vivendo. Nel 2009 gli analisti prevedevano che la crisi in corso sui mercati fosse un fenomeno passeggero della durata di un anno, al massimo due, che avrebbe presto dato spazio al ritorno della crescita. Neanche i più pessimisti ipotizzavano di trovarsi di fronte al fenomeno più grave e duraturo dopo il crollo del 1929; gli indicatori in termini di PIL di Inghilterra, Italia e Spagna sono anzi peggiori di quanto registrato durante la depressione degli anni '30.
Quello che doveva essere un calo solo transitorio con una pronta ripresa, quindi un grafico con andamento a forma di “U”, si è manifestato invece con una dinamica a “W” (tendenza “double dip”, come la chiamano gli economisti): dopo il crollo generato dal fallimento Lehman Brothers e la lieve ripresa osservata nel periodo successivo, la linea è di nuovo andata in calo così che oggi siamo tornati ai livelli negativi del 2009.
Anche se su livelli assoluti diversi, tali variazioni relative di PIL riguardano sia le economie emergenti (dall'8% del 2007 al 2% del 2009, con una risalita al 7% nel 2010 e un ritorno a sotto il 5% nel 2012) che gli Stati Uniti (dal 2% del 2007 al -3% del 2009, con una risalita al +2% nel 2010 e un ritorno a sotto il 2% nel 2012) che l'area monetaria europea (dal '3% del 2007 ad oltre il -4% del 2009, con una risalita al +2% nel 2010 e un ritorno sotto lo 0% nel 2012).
Anche l'Italia segue questa instabilità, se è vero che le oscillazioni sono passate da circa l'1,5% del 2007 al -5% del 2009, con una risalita a quasi il 2% nel 2010 e un ritorno a sotto il -2% nel 2012; le famiglie (spesa in calo da cinque trimestri consecutivi) e le imprese rimangono in serie difficoltà nel nostro paese, con un potere d'acquisto ridotto e l'unico galleggiante rappresentato dell'export.
Come indicato anche dai feature insight di Nielsen, l’uscita dalla recessione potrebbe arrivare entro i 2013 ma con un PIL comunque negativo - stimato allo -0,3% - e con il recupero di quanto perso (poco sopra al livello del 2004) non prima della fine del 2015.