Sottovalutata nella sua delicatezza e portata, la tutela del diritto d’autore “ai tempi del web” è questione complessa e spinosa, che tarda a trovare una adeguato contesto normativo. La questione è in questi mesi di attualità a seguito della legge approvata dal governo tedesco per tutelare i diritti d’autore degli editori di giornali online, per questo rinominata “Lex Google”, che costringe i siti aggregatori di notizie a pagare dei diritti forfettari agli editori tradizionali.

Google News è già da tempo nel mirino degli editori di tutto il mondo per la sua attività “parassita”, come l'ha definita Murdoch (proprietario tra l'altro del Wall Street Journal).

Alla recente sentenza teutonica fanno eco gli editori francesi - “Nouvelle Observateur”, “Figaro” ed “Echoes” in testa - che si sono mossi formalmente a chiedere una normativa che faccia pagare ai motori di ricerca per l’utilizzo dei loro contenuti; ma anche in Italia c'è un movimento che spinge verso una tutela, magari congiunta.

Secondo una stima recente i lettori di giornali online sono circa il 47% dell'utenza complessiva di Internet, fatto che sottolinea le potenzialità della possibile integrazione carta/web nell'industria editoriale e nello stesso tempo – in regime di accesso libero - le sue criticità. La carta stampata chiede ai Governi un sistema di diritti ‘’contigui’’ al diritto d’ autore strettamente inteso, imponendo a chi “linka” un contenuto senza produrlo di essere autorizzato o comunque tassato.

Dalla parte del movimento per la cultura libera (“Information wants to be free”), il dibattito si è arricchito in questi giorni con il contributo di Lionel MaurelI. L'esperto di diritto d'autore ha denunciato su “owni.fr” questi tentativi di appropriazione proprietaria, segnalando il rischio di trasformare l'informazione – in se stessa bene comune - in un “bene protetto” ad accesso limitato.

WikiLeaks e OpenData ringraziano, ma la questione è filosofica prima che politica o economica: se l’informazione ha un valore dovrebbe avere un prezzo eppure il suo costo di produzione – o meglio d'uso – si riduce sempre più; la notizia ormai, per certi versi è una commodity. Oggi il diritto d’autore si fonda sulla protezione delle “opere dello spirito” come atti di ingegno, ma non sulla protezione delle idee generali.

Insomma un campo cui si può attingere liberamente come presupposto, punto di partenza di proprie personali riflessioni o creazioni.

Oltralpe le azioni giuridiche contro Google News sono iniziate fin dal 2005, segnando un punto importante nel 2010 quando il Tribunale di Parigi ha riconosciuto che le notizie possono avere una loro forma di originalità suscettibile quindi di protezione. La vicenda riguarda Jean-Marc Morandini, accusato di attingere sistematicamente ai contenuti di LePoint per proporre servizi firmati a suo nome. Una condanna, si noti, non per “plagio” ma per “concorrenza sleale”; sarebbe che, senza sviluppo di una significativa rielaborazione intellettuale, chiunque peschi informazioni da internet si deve ritenere a rischio. Alzi la mano chi ritiene che la questione non lo riguardi.