In Italia notaio si diventa vincendo un concorso. I posti sono cinquemila e non vi è verso di aumentarli. In Francia sono ottomila, in Germania dodicimila, negli Stati Uniti: quattromilioni e ottocentomila: cioè ogni cittadino americano può essere notaio. Perché negli Usa chiunque può trasferire beni immobili, raccogliere dichiarazioni giurate, autenticare documenti. Per diventare notaio in Usa basta trasmettere la propria adesione al National Rotary Association, seguire un corso formativo obbligatorio, quindi superare l’esame di abilitazione. A quel punto si riceve un kit nel quale è compreso: un timbro, un registro degli atti, i certificati precompilati, il compendio delle istruzioni, al prezzo di 54 dollari e si può iniziare a lavorare persino negli autogrill.
I loro servizi partono da un minimo di 50 centesimi e in media costano 10 dollari.
I cinquemila notai italiani mediamente invece dichiarano 327 mila euro l’anno. Una recente indagine di Altroconsumo ha provato che 14 notai su 22 chiedono ai propri malcapitati clienti tariffe ancora maggiori del massimo (già iperbolico) inserito nel tariffario. Morale della favola per acquistare un immobile da 150 mila euro la pratica tocca la quota di 8mila euro, più del 5% del valore stesso della casa trattata. Se poi a questa percentuale aggiungiamo la tariffa di mediazione che oscilla dal 2 al 4 % ecco che per rogitare lo stesso appartamento dobbiamo calcolare un ulteriore balzello fra i 3 e i 5mila euro che porta un surplus al 10% senza poi contare tutte le altre tasse, interessi di mutui, ici, imu rivalutazioni catastali.
Anche questo ulteriore grave condizionamento ha prodotto il blocco del mercato immobiliare già asfittico per la crisi. Il notaio in Italia è libero professionista e pubblico ufficiale al contempo. Una figura ibrida creata con la legge notarile del 1913 (4° governo Giolitti) e mai più rivisitata (L’anno prossimo festeggerà i centenario …). Questo modello è palesemente rifiutato dalla maggioranza degli altri stati mondiali che vedono nell’aspetto notarile una mera figura di “testimonianza” e niente di più.
Nel nostro paese addirittura siamo arrivati all’assurdo di Consigli Notarili di Milano, Lucca e Bari i quali si sono ritrovati sotto inchiesta perché avrebbero minacciato sanzioni disciplinari contro quei notai che praticherebbero – a loro dire – tariffe troppo basse (leggi meno esose) nei riguardi dei consumatori.
La figura del notaio, come è concepita, dovrebbe essere spazzata via da una riforma che consenta a chiunque abbia i requisiti per farlo (pensiamo ai laureati in Giurisprudenza) di svolgere il mestiere che, come in Usa, chiunque può benissimo praticare senza troppi vincoli. Se poi si riflette sul fatto che ogni Notaio assume mediamente dai tre ai sei e passa collaboratori che eseguono per lui tutte le operazioni di verifiche e di controllo e che, negli effetti pratici, sono loro che formalizzano la pratica, alla quale poi solo lui impone firma e sigillo, ci si rende conto di quanto il ruolo e la stessa funzione possano essere storicamente superati dall’evoluzione dei tempi.
L’edomatica, e l’informatica, le banche dati on line, consentono le visure, i controlli, gli accertamenti pure a chi smanetta da mattina a sera su internet.
Inoltre presenziare, testimoniare e registrare che Tizio vuole cedere a Caio, la sua casa, la sua auto, o accertare, prendere atto che è volontà di Sempronio regalare a Eufronio quel che gli pare, non c’è più bisogno di lasciare a cinquemila privilegiati ( e strapagati) tale funzione. E se proprio i notari non devono aumentare considerando che gli italiani sono 60milioni e passa (rapporto 1 notaio ogni 12000 anime), e se allo Stato serve preservare tale rapporto burocratico per le garanzie richieste su taluni atti, che i notai vengano trasformati, alla stregua dei giudici, quali funzionari sottoposti al controllo del Ministero di Grazia e Giustizia e che gli sia riservato un decoroso stipendio prestabilito, impedendo di fatto che vi sia una casta che impone sacrifici solo perché si deve ricorrere a servizi forniti in regime di monopolio.