E’ più facile tassare ciò che si vede, ciò che è registrato, quanto è possibile percepire materialmente che andare a individuare l’emersione sommersa. Secondo questa intuizione qualsiasi imbecille è in grado di saper governare, a detta di qualcuno che l’economia la masticava con la stessa disinvoltura con la quale ormai quotidianamente a Palazzo Chigi e dintorni si inventano tasse, gabelle e aliquote per dare gettiti finanziari capaci di ripianare il debito pubblico creato soprattutto per la disinvoltura con la quale è stato gestito lo Stato negli anni passati dalla classe politica democraticamente eletta e palesemente inetta.
Così gli esecutori testamentari dell’Italia che sta per lasciarci hanno stabilito che deve scendere la quota delle spese per le case date in affitto detraibili dalle tasse. Per rendere l’idea del meccanismo offriamo un piccolo esempio: dei 500 euro incassati come canone d’affitto regolarmente registrato e dichiarato il proprietario poteva dedurre dall’Irpef il 15% (vale a dire che avrebbe pagato le tasse sul restante 85% del canone pattuito col suo inquilino). Era una riduzione forfettaria che andava a coprire una parte delle spese che il proprietario doveva sostenere per la manutenzione condominiale. Dal 2013 questa quota scenderà dal 15 al 5% e quindi il proprietario di case anziché sull’85% pagherà le sue tasse sul 95%.
Purtroppo generalmente a livello statistico è risaputo che chi inserisce nell’Irpef i ricavi da affitto siano per la maggiore quanti hanno redditi bassi poiché campano grazie agli investimenti immobiliari che hanno tentato per far fruttare il proprio danaro nel mattone e non nelle rendite finanziarie (che invece sfuggono nel mare dell’emersione in quanto più difficili da tassare e da registrare senza un “catasto”).
Ecco dunque che si verrà a penalizzare quanti guadagno meno di 25mila euro l’anno mentre i percettori di redditi superiori potranno trovare convenienza nell’utilizzo del sistema a cedolare secca. Ed ecco che la convinzione che la crisi la stiano pagando i ceti più deboli si fa sempre più forte.