Martedi 15 gennaio siè svolta presso la Loggia dei Mercanti una conferenza organizzata dal RotaryClub di Ancona sul ruolo della Cina nell’economia occidentale . Relatori eranoil Prof. Attilio Mucelli e Lorenzo Stanca, manager Partenr Mandarin Capital, moderatore PaoloPettinati professore dell’università Politecnica delle Marche.
Che la Cinaimperversi nel panorama italiano è evidente a tutti, basti pensare alla vicendadi Prato e del manifatturiero tessile, basti vedere quanta parte la Cina ha occupatonella stessa città di Milano, doveun intero quartiere con una moltitudine di attività commerciali è nelle loromani, dei cittadini cinesi, basti vedere nello stesso distretto marchigiano conil caso della Benelli; eppure il Professor Mucelli non solo ha saputo ricostruire la storiadella presenza cinese sempre piùincisiva nell’Occidente, ma ha saputo ribaltare quello che sembrava essere una convinzione radicata e cioè che laCina si stia impossessando di una buona fetta di mercato , di aziende e marchiitaliani.
Nella ricostruzione storica il Prof. ha riconosciuto lalungimiranza di Den Xiaoping (1978),il quale oltre a sostenere l’urgenza delle riforme per dare impulso allequattro basi della società cinese ( agricoltura, industria, difesa e ricercascientifica e tecnologica), si è fatto promotore di un piano di progressivaespansione e fuoriuscita dei capitali cinesi all’esterno. Questo processo diuscita di capitale ha visto la Cina prima allungare la sua mano in Asia e poiin Africa. Poi, dopo avere cercato materie prime, l’espansione si è rivoltaverso l’Occidente e in particolare verso l’Europa.
La politica dell’open door, apertura ai mercati stranieri , hapermesso finalmente di acquisire quote di mercato e aziende importanti.Finalmente i capitali uscivano, dopo un lungo periodo di gestazione in cui alcontrario entrava capitale straniero , ma il go global aveva una finalità non solo economica, e se il trend eraora comprare ciò accadeva per darevieppiù legittimazione ad un regime e ad una ideologia.
Ed in questo DenXiaoping ha saputo vedere. Ora il 65% del debito americano è finanziato daicinesi.
Nelle Marche quattro sono le imprese passate ai cinesi, laBenelli, la Cifa, la Haier, la OMAS. In Italia, se nel 2007 le imprese cinesi erano 24, ora nel 2011 sono 114. Suquesto punto cosa è bene pensare?
Ebbene, sulle capacità di acquisizione di imprese italianeambedue gli studiosi ritengono che il pericolo di un passaggio di mano non siacosì immediato.
Le ragioni sono legate al fatto che la finanza cinese èrelativamente giovane e che iproblemi che la Cina deve affrontare in un prossimo futuro sono di tale entitàche un assorbimento di strutture industriali non avverrà con la velocità dellaluce.
La stessa agenzia di rating, ha tenuto a sottolineare ilDott.Lorenzo Stanca, incontra la diffidenza delle autorità europee e si scontranella sua composizione con la mentalità cinese che non concepisce la totalelibertà dell’analista all’internodell’agenzia, perché per essi lo spirito gerarchico e di subordinazione èprevalente.