La recessione economica, che purtroppo non accenna a terminare, ha provocato numerosi problemi nelle famiglie italiane tra cui quello più grave è probabilmente la diminuzione dei posti di lavoro. La Confartigianato ha studiato e fondo questo fenomeno e, in una ricerca che verrà pubblicata a breve, ha evidenziato i risultati ottenuti cercando di quantificare l'incidenza della crisi sul fenomeno della disoccupazione.

Il dato più significativo che è emerso è quello relativo al numero di posti di lavoro andati in fumo a partire da Aprile 2008 fino a Dicembre 2012.

All'inizio di questo periodo in Italia gli occupati erano 23 milioni e 541 mila che sono scesi, secondo le rilevazioni dell'Istat, a 22 milioni 723 mila alla fine dello scorso anno solare. Sono quindi 818.000 le posizioni lavorative in meno che equivalgono a 480 al giorno. Un dato allarmante perché calcolato su un lasso di tempo significativo di più di 4 anni.

In calo ovviamente anche il tasso di occupazione che l'Unione Europea aveva fissato per l'Italia nel 67-69% come obiettivo da raggiungere entro il 2020. Nel 2008 questo valore era del 63%, cioè a soli 4 punti percentuale dal traguardo finale, mentre ora è sceso al 61% e, secondo Confartigianato, diventa praticamente impossibile arrivare al paletto fissato dall'UE.

L'analisi di Confartigianato si spinge poi oltre e indica come la crisi si sia fatta sentire soprattutto a livello di posti di lavoro riservati ai giovani. Gli occupati con meno di 35 anni sono infatti diminuiti di circa il 20%, che equivale a circa 1 milione e mezzo di persone in meno, mentre sono saliti gli over 55 che ancora lavorano (circa 600.000 in più). Questo è dovuto in modo particolare all'aumento dell'età pensionabile che se da un lato consente allo stato di risparmiare dall'altro finisce poi per tagliare le gambe ai giovani che devono lasciare spazio a chi deve continuare a lavorare per più anni di quello che pensava.

Netta anche la flessione per quanto riguarda i lavoratori a tempo pieno che sono scesi del 5,1% mentre le attività part time hanno subito una crescita notevole dell'11,3%.

Ovviamente in aumento il numero dei senza lavoro che è praticamente raddoppiato passando da 1,4 milioni prima della recessione agli attuali 2,8 milioni di persone. In salita anche la spesa necessaria per garantire gli ammortizzatori sociali che negli anni studiati dalla ricerca ha raggiunto la quota record di 53 miliardi di Euro.

Tra le tipologie di lavoratori quelli più penalizzati sono stati senza dubbio gli autonomi che sono scesi del 10% essendo ad oggi circa 3 milioni e 600 mila a fronte dei 4 milioni dei tempi precedenti la crisi. All'artigianato va inoltre la poco ambita palma di settore maggiormente toccato da questo problema, in modo particolare nel settore edile e manifatturiero.

Lo studio si conclude con le considerazioni di Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato, che indica tra le principali cause di questo problema l'elevato cuneo fiscale, i notevoli vincoli burocratici e gestionali e la distanza troppo ampia tra il mondo della scuola e quello del lavoro. Insomma un problema grave su cui il governo, che sarà prossimamente eletto, avrà certamente parecchio da lavorare.