La mentalità degli italiani in fattodi donne in carriera? È molto peggio della realtà dei fatti. È questa la conclusione a cui è giuntaManageritalia nel suo rapporto annuale sulle donne al lavoro.
Italia, un Paese per macho man – L'associazione, inparticolare, mette in evidenza i risultati di un'indagine dalla quale emerge lapercezione di una donna come regina della casa (77%), degli acquisti (56%) e del rapportocon i figli (50%).Dolente, invece, il tasto sul fronte del reddito e della carriera che restanoappannaggio degli uomini rispettivamente per il 45% e per il 37% degli italiani.
Una donna al timone del Paese – Un datopositivo, invece, si registra alla domanda: favorevoli a una donna premier? In questocaso quasi 8 italiani su 10 sarebbero completamente a loro agio con una donnapremier (voto 7,8 su una scala da 1 a 10 con una media EU27 di 8,6 – fonteCommissione Europea Eurobarometro 2012). Anche se, a dirla tutta, l'Italia nonregge il confronto con i Paesi nordici (Svezia 9,7 e Danimarca 9,6), ma anche conla Spagna e la Francia (9) e la Germania (8,6).
Donne al comando con segno più – Positivaè anche la situazione delle donne al comando delle organizzazioni. Le donnedirigenti nel settore privato, riporta Manager Italia, sono in Italia il 14%del totale nel 2011, mentre erano il 13% nel 2010 e l'11% nel 2009.
Gli incrementi,negli ultimi due anni, sono notevoli lungo tutto lo stivale, con un picco alsud: +11% al Nord, + 24% al Centro e +38% nel Mezzogiorno. La distanza con l'Europa, comunque, è ancora siderale:sempre nel settore privato le donne manager sono in media il 34%. Tornando allapenisola, le regioni con una presenza maggiore di donne dirigenti sono la Calabria(21%), il Molise (19%), il Lazio(18), la Valle d'Aosta (17) e la Lombardia(15). Chiudono invece la classifica l'Abruzzo (8%) e il Trentino Alto Adige (7%).
"Il nostroRapporto donne 2013 – sottolinea Marisa Montegiove, coordinatrice GruppoDonne Manager di Manageritalia – contienetante altre interessanti e spesso preoccupanti schegge di una realtà immobile eincapace, spesso più nella testa delle persone che nella vita di tutti igiorni, di cogliere e soprattutto favorire una parità che la società comincia aproporci e imporci.
Non c'è comunque dubbio che la crisi attuale sta innescandoprofondi cambiamenti che porteranno nel giro di pochi anni una fortissimaevoluzione nei costumi e nei comportamenti quotidiani. Certo, molto megliosarebbe se quest'evoluzione non fosse tanto trainata dagli eventi, ma piuttostospinta e incoraggiata dal sentire comune. Solo così possiamo cavalcare ilcambiamento e non subirlo e farci male. Ma possiamo ancora farcela, bastavolerlo".