A Bologna vince la scuola pubblica. È questo il verdetto del referendum cittadino di domenica, che ha visto presentarsi alle urne 86 mila persone, soltanto il 28,7 % degli aventi diritto al voto.

La consultazione, che la giunta comunale aveva indetto per valutare la possibilità di eliminare i finanziamenti pubblici da erogare nei confronti delle scuole materne paritarie, ha visto prevalere la linea "A", cioè quella del sì al taglio dei fondi, con una percentuale del 59%, al cospetto della linea "B", speranzosa di poter mantenere in vita il finanziamento, e che ha raccolto il 41% dei consensi.

"Un risultato eccezionale, che va oltre le nostre aspettative" fanno sapere da Sel, che insieme con il comitato Articolo 33 e il Movimento Cinque Stelle si era aspramente battuta affinché venissero tolti i finanziamenti alle scuole private. Contrariato invece il consigliere del Partito Democratico Edoardo Patriarca: "La bassissima affluenza ha fatto capire quanto poco interessasse ai bolognesi il referendum, il risultato va preso con le dovute misure e ridimensionato. I Bolognesi hanno capito che la sussidiarietà è la chiave di volta laddove lo Stato non riesce ad arrivare".

Una sconfitta che incassano simultaneamente sia il Pdl che il Pd, dello stesso sindaco Virginio Merola, sceso personalmente sul terreno di gioco per difendere il protrarsi dei finanziamenti, e che adesso si troverà nella difficile situazione di dover gestire le pressioni di Sel, che è in giunta proprio con il Pd.

Ma quella di Bologna è anche la sconfitta dei più alti prelati, da sempre sostenitori dell'importanza che rivestono le scuole paritarie all'interno del tessuto sociale ed economico del nostro paese, e quindi della necessità di finanziarne l'operato, come il cardinale Bagnasco e la Curia romana.

Mentre sul carro dei vincitori possono salire i sostenitori di quell' idea di stato che torni a considerare la scuola pubblica, e laica, come il centro nevralgico del nostro sistema di formazione ed educazione, incarnati a pieno nella figura del giurista Stefano Rodotà, impegnato anche lui nella campagna portata avanti da Articolo 33.

L'altro dato della giornata è stato il record negativo nell'affluenza al voto.

A Bologna il più basso tra tutti i referendum cittadini, come ad esempio quelli sulla privatizzazione delle farmacie (1997) e sulla chiusura al traffico del centro storico (1984), quest'ultimo dato particolarmente irraggiungibile, visto che fece registrare un'affluenza del 90%.