Da unostudio della CGIL emerge che per uscire dalla crisi economica in cui versa ilnostro Paese e ritornare ai livelli occupazionali del 2007 occorrerà aspettare finoal 2076. Sessantatre anni: questo è dunque il tempo necessario per riassorbire approssimativamentela perdita di occupati che ha colpito il mercato del lavoro in Italia nell'ultimoquinquennio. La perdita è stimata in 1.494.451 unità lavorative che andrannoperdute entro il 2014 rispetto al dato del 2007, quando gli occupati erano 25.026.400,per il prossimo anno difatti l'Istat stima il numero di occupati in 23.531.949unità.

Per tornareai livelli del PIL del 2007 occorreranno invece 13 anni. La CGIL sul suo portalespiega come si arriva a questa previsione. Il PIL, riporta lo studio, perdemediamente 1,1 punti percentuali ogni anno mentre i posti di lavoro sonodiminuiti di oltre 1,5 milioni rispetto al 2007. I salari lordi perdono lo 0,1%ogni anno (quelli netti lo 0,4%), la produttività è mediamente negativa del-0,2%, così come gli investimenti diminuiscono, sempre in media, di 3,6 puntil'anno. Sul quadro complessivo così delineato gli esperti della CGIL hannoapplicato le previsioni macroeconomiche dell'Istat, a prescindere dallacongiuntura internazionale.

Proiettando la ripresa calcolata dall'Istat, ovveromoltiplicando nel tempo il tasso previsto per il 2014 (pari a un +0,7%) fino araggiungere il livello 2007, dallo studio della CGIL emerge che il livello delPIL anteriore alla crisi verrebbe recuperato nel 2026. Ben tredici anni dunque percolmare il gap di 112 miliardi tra il PIL previsto per il 2014 (1.380 miliardi)e quello del 2007 (1.492 miliardi).

Il livellodi produttività del 2007, afferma la CGIL, potrà essere invece recuperato nel2017, mentre per recuperare il livello degli investimenti occorrerà attendereil 2024. La CGILafferma che adottando un "piano straordinario del lavoro" e investendo sull'occupazione unasomma di circa 60 miliardi di euro da recuperare attraverso la lotta all'evasionefiscale e tramite una radicale riforma del fisco, con l'incremento dellaprogressività della tassazione e con l'adozione di una tassa sulle grandiricchezze, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie, mobiliari e immobiliari.La CGIL afferma che da questo piano di riforme fiscali potrebbero essererecuperati all'incirca 40 miliardi.

I rimanenti 20 miliardi dovrebbero essererecuperati attraverso risparmi strutturali. La somma di 60 miliardi in tal modorecuperata dovrebbe poi essere impiegata in base a questo schema distributivo di massima:15/20 miliardi andrebbero investiti direttamente nella creazione di nuovi postidi lavoro, 5/10 miliardi sugli ammortizzatori sociali, 10/15 miliardi sullacreazione di un nuovo welfare, 4/10 miliardi sul finanziamento di progettioperativi, 15/20 miliardi sulla restituzione fiscale. In base a quanto afferma la CGIL in tal modo illivello occupazionale potrebbe essere recuperato in soli 3 anni invece dei 63stimati in assenza del piano straordinario, mentre sarebbe possibile tornare allivello del PIL del 2007 in soli 4 anni anziché dei 13 preventivati.

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