Aumento o non aumento? Al momento è questo il dilemma amletico che sta imperversando negli ambienti del Governo Italiano: l'aumento dell'Iva è oggetto di discussioni e la linea d'azione pare non essere ancora chiara. C'è chi vorrebbe aumentare l'imposta sul valore aggiunto per portare liquidità all'interno delle casse dello Stato e c'è invece chi vorrebbe congelare l'aumento dell'Iva per evitare un ulteriore crollo dei consumi. L'operazione ha diversi pro e contro, molti vantaggi e svantaggi che vengono e verranno argomentati. Le posizioni di confronto, quindi, sono sostanzialmente due. 

Chi è favorevole all'aumento dell'Iva vede il provvedimento come necessario per sbloccare alcune volontà del nuovo Governo.

L'Europa impone di tenere il deficit di debito pubblico al di sotto del 3% del Pil e con l'aumento dell'Iva, oltre a rispettare questo vincolo internazionale, è possibile sbloccare futuri provvedimenti contro la disoccupazione in Italia. Secondo i fautori dell'aumento dell'Iva è meglio diminuire le tasse sul lavoro e aumentare quelle sui consumi, quindi l'Iva, per far ripartire il mercato del lavoro. L'aumento dell'Iva porterà ad una spesa fra gli 88 e 102 euro a famiglia, una cifra non particolarmente elevata che può far bene al Paese.

Chi invece è contrario all'aumento dell'Iva fa leva su due aspetti: innanzitutto si guarda al passato, dimostrando che l'aumento dal 20% al 21% non ha portato a benefici particolari.

Le entrate pubbliche garantite dall'Iva sono diminuite di 5,8 miliardi di euro e quindi l'aumento di un punto percentuale non ha sortito gli effetti sperati. La seconda considerazione che viene fatta è molto banale ma altrettanto diretta. Se aumenta l'Iva aumentano anche i prezzi dei prodotti da comprare. E se i prodotti aumentano i consumatori dovranno fare tagli alla propria spesa rinunciando a qualcosa e quindi rinunciando a comprare. In questo modo il gettito sperato sarà difficilmente raggiungibile.