Mentre nel paese si continua a discutere di riforma delle pensioni, c'è un'altra grande categoria di lavoratori, di cui finora si è parlato poco, che rischia di ritrovarsi senza occupazione e senza rendita pensionistica, rientrando nella categoria degli esodati: si tratta dei molti commercianti costretti in questi anni a chiudere la loro attività.

A lanciare l'allarme è la Fipac Confesercenti, un una lettera inviata negli scorsi giorni al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I potenziali "esodati del commercio" sono tanti lavoratori autonomi che sono stati obbligati dalla crisi a chiudere i battenti, riconsegnando autorizzazioni e licenze.

A questa categoria, fino all'avvento della tanto discussa riforma Fornero, spettava un indennizzo: il contributo destinato alle aziende commerciali in crisi. Semplice il meccanismo alla base: una somma di denaro veniva erogata dallo Stato, per un massimo di tre anni, fino al raggiungimento dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, cioè 60 anni per le donne e 65 per gli uomini. Dal 2011, grazie alla Legge 122/10, tale indennizzo era inoltre stato prorogato per 18 mesi dal raggiungimento dell'età pensionabile.

Cosa è cambiato in seguito? Lo spiega Massimo Vivoli, presidente Fipac Confesercenti: "la Legge Fornero ha inasprito i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, con il conseguente innalzamento dell'età pensionabile.

Stando così le cose il rischio, che tocca principalmente le donne, è che l'accesso alla pensione, dovuto all'innalzamento dell'età, non sarà possibile prima del 2018-2019".

Un'eventualità che lascia questa categoria di lavoratori senza alcun sostegno. "Il rischio imminente - prosegue Vivoli - è che migliaia di lavoratrici e lavoratori si ritroveranno senza alcuna tutela economica, esodati appunto".

Di conseguenza, le richieste di Fipac Confesercenti al governo prevedono specifiche misure di sostegno a questa fetta di lavoratori, che possono passare per il prolungamento dell'indennizzo o per la deroga ai nuovi requisiti. Con quali risorse? La copertura "potrebbe arrivare dall'apposito fondo istituito presso la Gestione commercianti - conclude Vivoli - finanziato dagli stessi operatori del settore con il versamento di un'aliquota aggiuntiva e che al momento conta un attivo di circa 342 milioni di euro".

Un'ipotesi accolta positivamente dal presidente della commissione lavoro alla Camera, il deputato PD Cesare Damiano. "Interessante l'apertura della Confesercenti - afferma Damiano sul suo blog -. Di fronte a queste crescenti richieste di correzione al sistema previdenziale che giungono da diversi settori di attività, restiamo sempre più convinti della necessità di introdurre un criterio universale di flessibilità, valido cioè per il settore privato e nel pubblico impiego, per consentire ai lavoratori di andare in pensione tra i 62 ed i 70 anni, con un massimo dell'8% di penalizzazione nel caso dell'anticipo a 62 anni".