Richiamare l'attenzione del governo sulle difficili condizioni di vita della popolazione anziana nel nostro paese: questo l'obiettivo di una lettera dai toni accesi inviata dai tre sindacati nazionali dei pensionati - Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil - al premier Enrico Letta.
Nell'infuocato dibattito sulla riforma delle pensioni si inseriscono anche loro, i pensionati stessi, che lamentano di essere ormai troppo spesso identificati come semplici beneficiari passivi di un welfare non più sostenibile.
Chiare le richieste sottoscritte dai segretari dei sindacati, Carla Cantone, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima: "chiediamo - scrivono - una decisa inversione di tendenza nelle politiche fin qui attuate" .
Prima di tutto "deve essere garantita l'indicizzazione delle pensioni all'inflazione e si deve utilizzare la leva fiscale per restituire ai pensionati parte del potere d'acquisto perso negli ultimi anni".
"È necessaria - si legge ancora nel documento - una grande operazione di giustizia e ridistribuzione della ricchezza del Paese, che deve essere attuata attraverso una profonda riforma fiscale, che faccia pagare chi non ha mai pagato e riduca le tasse sul lavoro e sulle pensioni".
"Se devono essere chiesti ulteriori sacrifici ai cittadini - proseguono Cantone, Bonfanti e Bellissima - si chiedano a tutti i possessori di redditi elevati, che provengano da retribuzioni, da pensioni o da patrimoni".
Si riaffaccia quindi la questione delle pensioni (e delle retribuzioni d'oro), in un contesto generale che vede un sistema previdenziale altamente squilibrato ed in bilico tra assegni troppo bassi (nel 2012 il 45,2% dei pensionati era sotto i 1000 euro, il 14% addirittura sotto i 500 euro) e rendite esageratamente alte dall'altra: secondo gli ultimi dati Inps, solo centomila "pensionati d'oro" si spartiscono una torta da oltre 13 miliardi di euro all'anno, con assegni che in alcuni casi superano i 90 mila euro al mese.
Parallelamente, però, secondo i sindacati dei pensionati serve anche "una radicale riforma della spesa pubblica, che elimini corruzione, privilegi, inappropriatezza, sprechi e razionalizzi l'utilizzo delle risorse".
Sulla base di tali rivendicazioni, si prospetta un autunno caldissimo: i tre sindacati hanno convocato una riunione unitaria il 21 ottobre a Roma, per delineare un percorso di mobilitazione su tutto il territorio nazionale.
Pensionati che quindi non vogliono più essere considerati solo come un peso per lo Stato: "ci si dimentica - affermano i rappresentanti - che le pensioni sono frutto di anni di lavoro e di contributi", ma anche che " i pensionati contribuiscono in misura significativa alle entrate fiscali (pagano, ad esempio, circa un terzo dell'Irpef)", e che infine essi "svolgono un importante ruolo sociale e di sostegno a figli e nipoti, con aiuti materiali e anche economici: un vero ammortizzatore sociale per le famiglie italiane". Cosa ne pensate?