Nonostante fosse nell'aria da un po' di tempo, l'ufficialità della nomina di Janet Yellen a capo della Federal Reserve è arrivato da poco. Il presidente Obama, che che deve affrontare una grave crisi nel suo paese a causa dell'opposizione repubblicana, si affida così alla vice di Ben Bernanke, che le lascerà il posto dal 31 gennaio.

Nata a New York nel 1946, la Yellen si laurea con lode in Economia alla Brown, dove conoscerà e diventerà allieva dell'economista James Tobin. In seguito oi riceve il dottorato a Yale e inizia la carriera accademica che la porterà a insegnare anche nelle prestigiose Harvard e London School of Economics.

E' sposata con il premio Nobel (2001) George Akerlof, da cui ha avuto un figlio, naturalmente economista.

La Yellen, che non ha mai nascosto di essere una sostenitrice del partito Democratico (degli Stati Uniti, ovviamente), è stata anche nello staff dei consiglieri economici di Bill Clinton tra il 1997 e il 1999. In seguito sarà nominata presidente della Federal Reserve di San Francisco e nel 2010 vice chairwoman della Fed.

La Yellen viene considerata un'economista liberal, sostenitrice di una certa dose di regolazione del mercato per ridurne le inefficienze ed i problemi. Ma la sua preoccupazione principale è l'occupazione: nel dibattito tra falchi (poco disposti a sacrificare l'inflazione per salvaguardare l'occupazione) e colombe (propensi ad intervenire per ridurre i disoccupati), lei si schiera sicuramente tra le colombe.

E' stata infatti una grande sostenitrice della politica monetaria espansiva (Quantitative Easing) messa in atto a partire dalla crisi del 2008 da Bernanke.

Ma la domanda importante, anche per la nostra economia, è: cosa farà a Yellen? Nonostante Bernanke abbia dichiarato l'intenzione di alzare, nel prossimo futuro, i tassi, ponendo così fine alle politiche espansive atte a favorire la ripresa, non è detto che questo sia nelle intenzioni della nuova presidentessa della Fed.

Sembrerebbe, infatti, propensa maggiormente ad aspettare (continuando ad immettere denaro) che la disoccupazione diminuisca ulteriormente, e vada al di sotto di soglie allarmanti. Ma anche la crisi politica avrà un suo peso nelle decisioni economiche.