La repubblica giapponese del premier Abe, famoso per gli "abenomics "ovvero le misure di politica economica che hanno rilanciato il Paese, disconosce l'uso dei Bitcoin. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un documento che rinnega l'uso di tale moneta e per questo ritiene legittimo tassarne i guadagni. A renderlo noto il portavoce del governo Yoshihide Suga che ha anche annunciato che le banche non possono considerarla quale moneta commerciale.

Lo status col quale viene ritenuta la moneta virtuale è quello di "oggetto" di "cosa" senza valore.

Il dibattito si è alimentato a seguito di un'interpellanza parlamentare inerente il fallimento della società di trading di BitCoin Mt. Gox con sede a Tokio. Il documento approvato dal Consiglio dei Ministri è stata la risposta anche all'opinione pubblica colpita, negativamente, dal fenomeno e su cui il governo doveva prendere una posizione per far ordine nella confusione che regnava nel Paese.

Secondo alcuni noti legislatori giapponesi, l'uso della moneta virtuale aumenta l'effetto sulle frodi ma anche sul riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite. In passato però lo stesso ministro dell'economia aveva ignorato le voci e le preoccupazioni tacciando di ignoranza l'opinione pubblica. Il fallimento di Mt.Gox è stato il segnale che una regolamentazione era necessaria. Con il nuovo documento approvato dal premier Abe, il Giappone è la prima nazione del G8 ad aver preso posizione sul fenomeno dilagante del BitCoin.

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