Nessun obbligo di possedere un POS in studio: il Ministero dell'Economia conferma la posizione del Consiglio Nazionale Forense
Nella risposta a interrogazione parlamentare 5-02936 (On. Causi: Problematiche relative all'obbligo per i soggetti che esercitano attività di vendita di prodotti e di prestazioni di servizi di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito), presentata ieri in commissione Finanze della Camera dei deputati, il Ministero dell'Economia ha confermato l'interpretazione relativa all'articolo 15 del decreto legge Crescita, fornita dal Consiglio Nazionale Forense con Circ.
10-C-2014: pagamenti tramite POS; precisazioni in merito all'art. 15, comma 4, DL. N. 179/2012.
In particolare, specifica il documento governativo: "Per quanto riguarda la circolare interpretativa del Consiglio nazionale forense, ugualmente citata nell'interrogazione, essa interpreterebbe la normativa nel senso di introdurre un onere, piuttosto che un obbligo giuridico, il cui campo di applicazione sarebbe limitato ai casi nei quali sarebbero i clienti a richiedere al professionista la forma di pagamento tramite carta di debito. In tal senso, sembra in effetti deporre il fatto che non risulta associata alcuna sanzione a carico dei professionisti che non dovessero predisporre della necessaria strumentazione a garanzia dei pagamenti effettuabili con moneta elettronica".
La risposta del MEF, inoltre, rileva l'opportunità che "vengano attivati una serie di tavoli di confronto con le banche e con gli altri operatori di mercato per ridurre i costi legati alla disponibilità e all'utilizzo dei POS, e sfruttare a vantaggio del sistema i margini di efficienza esistenti, ottenendo così una significativa compressione dei costi ed una soluzione che consenta di superare le difficoltà insite nel cambiamento prospettato".
Si è trattato, quindi, del solito allarmismo diffuso fra professionisti e consumatori, che avrebbe potuto portare all'immobilismo ovvero alla difficoltà di intrattenere rapporti professionali.
In verità come è evidente la norma si pone in prospettiva di consentire la tracciabilità di tutti i pagamenti in funzione per un verso di antiriciclaggio e per l'atro verso in funzione antievasione.
Ovviamente si tratta di due obiettivi condivisibili e meritori, ma che la normativa non deve agitare quali spauracchi sanzionatori, bensì quali opportunità di sviluppo e crescita economica, sociale e civile.
Il professionista non deve essere trattato come un evasore incallito, bensì aiutato, in periodo di crisi ad esigere ed incassare i crediti professionali, con strumenti nuovi ed innovativi.
Naturalmente, per come evidenziato nella circolare del MEF, il governo dovrà farsi garante della diffusione di tali nuovi strumenti, limitando i costi, se non addirittura annullandoli, proprio in ragione dell'enorme vantaggio in termini di maggior gettito che tali metodi possono consentire di ottenere, ma anche in termini di iniezione di liquidità nel sistema bancario, che potrebbe fare il minimo sforzo di non lucrare sui canoni del servizio, in vista appunto dei flussi finanziari ottenibili.