L'intesa con gli hedge fund pare non veler portare a nulla di buono e per l'ennesima volta tutto è andato perduto. Gli incontri tra Buenos Aires e il mediatore Daniel Pollack continuano, considerando che manca poco alla scadenza. Infatti è proprio il 30 luglio il termine ultimo per poter ripagare ai titolari investitori statunitensi gli interessi di un debito che si aggira sui 539 milioni di dollari.

Gli investitori hanno aderito al concambio azionario che rappresenta la determinazione della quantità di azioni che deve essere riconosciuta nella fusione tra due o più società.

Nel caso in cui il pagamento non fosse riconosciuto l'Argentina andrebbe incontro al secondo default dopo quello subito nel 2001 e comunque il terzo in trent'anni. Secondo Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, un default non avrebbe situazioni catastrofiche anche se, comunque, è sempre una situazione spiacevole.

L'andamento dei bond argentini fanno presagire che gli investitori non prevedano un'incombente catastrofe ma secondo alcuni analisti i rischi certamente esistono e devono essere presi in considerazione.

Marcos Buscaglia, analista di Bank of America, sostiene che l'Argentina è molto fragile dal punto di vista monetario e del bilancio e ciò può portare la situazione fuori controllo. Le riserve estere dell'Argentina si aggirano intorno ai 29 miliardi di dollari e una situazione di default immediato porterebbe i titolari di bond a richiedere tali somme perché ne sono possessori.

Secondo Buenos Aires, rispettare la sentenza americana ed evitare il default significherebbe pagare 500 miliardi di dollari.

C'è da considerare inoltre la clausola del Rufo (Rights Upon Future Options) che permetterebbe di chiedere rimborsi maggiori a chi ha accettato il concambio, nel caso in cui l'Argentina decidesse di pagare chi non ha accettato lo swap dei bond. Ciò puo avvenire nel caso in cui venisse rispettata la sentenza confermata dalla Corte Suprema.

I fondi per il pagamento ci sono e sono stati depositati a Griesa, ma sono stati bloccati. Per questo motivo non è possibile che l'Argentina faccia il default ma occorre sbloccare questi fondi per consentire i pagamenti.

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