Il fenomeno delle monete virtuali sta diventando sempre più attuale e diffuso, incuriosendo un crescente numero di persone e imprese che si chiedono se sia conveniente ed opportuno per loro aderire a questo genere di circuiti monetari.

In periodi di crisi come quello degli ultimi anni è più probabile che si rafforzi la necessità di ricorrere anche a sistemi di monete virtuali o a circolazione ristretta; questi possono incrementare lo sviluppo degli scambi in un determinato territorio, diventando unità di misura per lo scambio di beni e prestazioni senza che debba essere coniata alcuna moneta.

E'un sistema di libero accordo tra chi decide di partecipare e usufruisce dei vantaggi, assumendosi però anche i rischi, che derivano da un contesto di scambio in cui la moneta di riferimento non esiste fisicamente ma è solo unità di misura.

Il sistema dei circuiti di monete virtuali può funzionare bene ed avere anche una funzione di sviluppo e rafforzamento delle comunità locali che volontariamente vi aderiscano.

E' importante però capirne il funzionamento e considerare alcuni accorgimenti operativi che consentano di evitare distorsioni o inconvenienti.

Questi sistemi spesso consentono di utilizzare capacità produttiva che altrimenti non verrebbe sfruttata, come ad esempio nel caso di ristoranti che, non avendo tutti i tavoli impegnati, mettessero a disposizione del sistema di moneta virtuale proprio quella capacità produttiva non utilizzata.

Questa capacità diventerebbe in tal modo redditizia, sviluppando per l'impresa volume d'affari aggiuntivo.

Chi aderisce ad un circuito di moneta virtuale in sostanza è come se aprisse un nuovo conto corrente in quella valuta. Iniziando ad operare (vendere e comprare) con gli altri aderenti al circuito, si troverà ad avere crediti o debiti su quel conto. L'operatore che gestisce il sistema sarà una organizzazione o una impresa che fornirà il servizio di rendicontazione delle operazioni indicate nel conto e sarà il riferimento per le operazioni svolte tra gli appartenenti al sistema.

Se ho venduto qualcosa in valuta virtuale, sul mio conto ci sarà un credito in quella valuta che potrò spendere acquistando beni o servizi che mi interessano e che sono offerti da imprese aderenti al sistema. Il meccanismo funziona fintantoché la valuta virtuale non viene stampata e mantiene un cambio fisso, ad esempio, con l'euro; in caso contrario la moneta diverrebbe reale e strumento di scambio, non solo unità di misura dello stesso e quindi, come tale, sarebbe soggetta a variazioni di cambio e possibili svalutazioni.

Ma se rimane virtuale non perde valore e può essere utilizzata come unità di misura dello scambio di beni e servizi senza movimentare denaro reale.

Un accorgimento per le imprese dovrebbe essere quello di calibrare la percentuale di attività in moneta virtuale sul totale del fatturato. Se un'impresa fattura in moneta virtuale, per il fisco quell'ammontare andrà sommato al fatturato in euro e le imposte saranno considerate su questo totale.

Le imposte vanno pagate in euro (almeno fino a quando le amministrazioni pubbliche non accetteranno anche le monete virtuali e/o locali), per cui se un'impresa fatturasse il 90% in moneta virtuale, potrebbe non ritrovarsi valuta a sufficienza per ciò che deve pagare quasi esclusivamente in euro (imposte, stipendi etc ).

Il fenomeno delle monete a circuito ristretto oppure virtuali non è nuovo; per quanto possa sembrare strano anche la nostra vecchia Lira (mandata in pensione dall'euro pochi anni fa) è stata in uso per secoli come unità monetaria di conto, ma per quasi un millennio rimase una moneta virtuale utilizzata per trattare e vendere senza che fosse coniata e nessuno ne avesse mai vista o toccata una.

Ma di questo parleremo nel prossimo articolo di questa rubrica.

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