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La Russia di Vladimir Putin ha rafforzato la propria cooperazione con la Cina con la firma di alcuni accordi che mirano a un maggiore coinvolgimento finanziario di Pechino nell'economia russa. L'approccio bilaterale ha avuto luogo durante la visita del presidente Xi Jinping a Mosca per partecipare alle celebrazioni del 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. I leader occidentali hanno disertato la maestosa parata svoltasi nella Piazza Rossa per protestare la politica del Cremlino in Ucraina, nel tentativo di "isolare" sempre più il presidente russo. Non è da oggi che la Cina, quindi, è diventato uno dei luoghi dove Mosca cerca di compensare le restrizioni all'accesso ai mercati finanziari imposti dagli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali.

Putin e Xi hanno concordato un "patto di ferro" per abbattere l'imperialismo USA concordando una maggiore cooperazione bilaterale sul modello di finanza che si vuole creare con la neo costituita Unione Eurasiatica Economica (UEEA), che si occuperà principalmente di:

  • garantire la libera circolazione delle merci, dei servizi, dei capitali e della forza lavoro;
  • condividere una politica comune nelle aree chiave dell'economia: energia, industria, agricoltura e trasporti.

La portata di questo trattato sfugge a molti, è innegabile che Putin sogni di tornare a essere l'attore principale delle politiche mondiali, un po' come succedeva ai tempi della vecchia URSS, ma questa volta la Russia ha qualcosa in più: a) una partnership forte e leale con la Cina; b) risorse naturali "immense"; c) uno spiccato senso degli affari "capitalistici" di entrambi i presidenti.

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In quest'ottica Russia e Cina potrebbero sviluppare azioni comuni tanto da creare una potenza economica di incredibile impatto in tutto il pianeta. Non a caso il governo USA ha tentato di rallentare, o meglio, impedire tale unione. Tentativo evidentemente andato a vuoto visti i positivi sviluppi dell'Unione e l'accordo raggiunto da Putin e Xi. Tra gli accordi sottoscritti vi è quello tra Gazprom e Noc per la fornitura russa di gas verso la Cina, e stiamo parlando di 30mila miliardi di metri cubi annui. Gli accordi bilaterali prevedono addirittura la costituzione di una banca d'investimento per l'impiego di capitale cinese a favore delle imprese russe.

Ma non è finita qui, c'è un altro accordo che i due presidenti hanno siglato, e si tratta di un'intesa ben più importante di qualsiasi altra: la costruzione della cintura economica della "Via della Seta". La Via della Seta è il percorso che si sviluppa per circa 8mila km, costituito da itinerari terrestri, marittimi e fluviali lungo i quali nell'antichità si erano snodati i commerci tra l'impero cinese e quello romano.

Il reticolo attraversa l'Asia centrale e il Medio Oriente, collegando la Cina all'Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente. Le sue diramazioni si estendono verso la Corea, il Giappone e l'India. Un territorio vastissimo, dalle incredibili potenzialità economiche e commerciali.

A questo punto sembra che le sanzioni dell'Europa alla Russia non abbiano ottenuto il risultato sperato. Mentre l'Unione Europea è a rischio deflazione e i suoi paesi membri soffrono la crisi, da un'altra parte del mondo, e forse fino all'estremo oriente, si aprono prospettive inimmaginabili che noi, per cecità o per scarsa capacità politica, stiamo praticamente "snobbando". Però, a quanto sembra, da quest'ultima analisi andrebbe esclusa la sola Grecia.