Alla fine di una lunga maratona parlamentare, la Grecia approva il doloroso piano di riforme concordato con l'Europa e con i creditori al fine di ottenere gli aiuti necessari per evitare la bancarotta del Paese. Si sperava di riavviare la crescita economica in un paese finito in una profonda recessione che dura ormai da oltre cinque anni. Il risultato della votazione in Parlamento, almeno a guardare i numeri, è schiacciante: ben 229 i si all'accordo su 300 deputati presenti in Parlamento, anche se fanno notizia i 34 parlamentari del partito di Alexis Tsipras che hanno votato contro, aprendo di fatto una crisi di governo i cui esiti potrebbero essere imprevedibili.

Possibile un nuovo governo

Il Piano economico presentato dal premier Tsipras, come già detto, ha ottenuto il via libera solo grazie ai voti determinanti dei partiti dll'opposizione, su tutti Nea Demokratia dell'ex premier Samaras e dei socialisti del Pasok, che hanno fornito l'appoggio necessario viste le continue defezioni all'interno di Syriza.

In sostanza, i voti che mancano al premier sono 34, ai quali devono aggiungersi anche 6 deputati che hanno preferito astenersi nella votazione decisiva.

Attualmente il governo uscito dalle elezioni dello scorso 25 gennaio è più debole, e non si può escludere un rimpasto oppure un nuovo governo di solidarietà nazionale nel quale possa entrare anche la destra di Nea Demokratia e i socialisti del Pasok; non è da escludere un ritorno anticipato alle urne nel caso in cui Tsipras dovesse decidere di lasciare la guida del governo.

Il Piano nel dettaglio

Per ottenere gli aiuti di cui la Grecia ha un disperato bisogno, Tsipras si è impegnato in sede europea (e non solo) a mettere mano ad alcuni interventi decisivi.

Si parte con l'aumento dell'IVA al 23% per la maggior parte dei beni di consumo; saranno, inoltre, revocati gli sconti fiscali per le isole greche, mentre, sempre a detta di Tsipras, non saranno toccati stipendi e pensioni (ad eccezione delle famigerate pensioni baby). Via ibera anche al taglio delle spese militari, che in rapporto al Pil sono le più alte d'Europa.

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