Crisi Grecia, ultime notizie sul referendum: i sondaggi dicono SI in testa, Tsipras bocciato? - Si avvicina la data fatidica del 5 luglio, quando i greci saranno chiamati alle urne per la consultazione elettorale indetta dal governo Syriza del premier Tsipras nella quale si chiederà al popolo se vuole accettare il pacchetto di richieste della Troika -FMI, BCE, UE- ma anche degli altri paesi europei e dei creditori internazionali per scongiurare il totale default della Grecia e l'eventuale uscita dall'Euro.

Secondo gli ultimi sondaggi sul referendum greco il SI è in testa col 43.3%, il NO è al 39% [fonte: Corriere della Sera, dati GPO]: dunque in Grecia la volontà popolare si sta spostando verso l'accettazione di nuove misure su spesa pubblica, pensioni, tagli e altre "riforme" necessarie per scongiurare il fallimento, la Grexit e dunque un peggioramento della crisi, almeno secondo quanto affermato da quasi tutti gli analisti.

Tsipras ha indetto il referendum in Grecia perchè, non trovando l'accordo con i creditori internazionali in quanto ritiene le condizioni proposte troppo vessatorie e ne vorrebbe quindi di nuove (nelle ultime ore ha rilanciato per una dilazione in due anni dei pagamenti pendenti con la richiesta di un nuovo pacchetto d'aiuti, ma è stata bocciata anche questa contro-proposta), ha deciso di dare la scelta finale al popolo greco, con l'avvertenza che se vincesse il SI alle richieste dei creditori, quindi l'accettazione di nuovi sacrifici per non dover uscire dall'Europa o comunque veder peggiorare la situazione, non sarebbe Syriza e il governo da lui diretto a portare avanti il tutto.

Già sono in corso manovre politiche per un eventuale nuovo governo, probabilmente retto dalla parte meno "oltranzista" di Syriza con l'appoggio di altre formazioni, si dice un revidivivo Pasok (Partito Socialista) e altre forze moderate.

Nei primi giorni seguenti l'annuncio del referendum in Grecia era prevalente nell'opinione pubblica il NO, ma poi la paura del default, le preoccupazioni sull'uscita dall'euro e le alternative alla Grexit che non paiono soluzioni percorribili con meno sacrifici rispetto all'accettazione di un nuovo, ennesimo programma di aiuti - tagli - sacrifici, sta portando l'opinione pubblica verso il SI con sempre più decisione.

D'altra parte appare chiaro che pur con tutta la buona volontà del mondo, il governo Tsipras non è in grado di risolvere la crisi in Grecia se non con soluzioni che probabilmente porterebbero ad un netto peggioramento della già attuale pessima situazione: dopo la corsa agli sportelli di settimana scorsa, le banche sono state chiuse per legge fino a dopo il referendum ma il crac è sempre dietro l'angolo.

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