La notizia, circolata in questi giorni, sembra svelare uno dei misteri sulla frenata dell'economia italiana nell'ultimo periodo. Infatti, non sono solo le banche a tenere parcheggiata la propria liquidità, facendo "orecchie da mercante" alle raccomandazioni della BCE che vorrebbe vedere la ripresa dei prestiti all'economia reale, ma anche le famiglie italiane hanno deciso di spendere meno, investire poco e tenere ingenti somme sui conti correnti degli istituti di credito. Secondo i dati disponibili, l'ammontare dei depositi in Italia tra fine 2014 e fine 2015 è passato da un totale di 1.510 ad uno di 1.581 miliardi di euro.

I 70 miliardi di "nuova giacenza" derivano dalla crescita dei conti correnti, lievitati nello stesso periodo dell'8%, ma soprattutto da quella dei "pronti contro termine", cresciuti del 22%.

Andamento diametralmente opposto per strumenti finanziari quali i conti deposito, che vincolano di norma le somme per un periodo prestabilito, che segnano un netto calo del 16%. Tra i "parcheggiatori" spiccano le aziende, con un tasso di crescita dei depositi intorno al 13% e le aziende familiari con un balzo del 10%.

Le famiglie italiane si attestano su un tasso di crescita dei depositi del 2%, dato contenuto e conseguenza della capacità ridotta nel tempo di accumulare risparmio. La paura di nuove tasse o di nuove emergenze spinge, pertanto, i detentori di ricchezza a non movimentare il denaro, deprimendo ancora di più la spirale dei consumi e non facendo ben sperare per una crescita sostenuta del Pil nazionale. C'è la paura di fare investimenti rischiosi, di dover affrontare spese varie e improvvise o di perdere tutto, mentre pochi sanno, per esempio, che in Italia il fondo interbancario tutela i depositi fino a 100 mila euro per ogni conto corrente e fornisce una certezza assoluta al cittadino.

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Nel 2016 sono entrate in vigore le nuove norme europee sul cosiddetto "bail in" (letteralmente salvataggio interno). Le nuove regole impongono di gestire le crisi delle banche utilizzando risorse private, evitando così che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti. Pertanto, in caso di default bancario, a pagare saranno in "primis" gli azionisti, a seguire  i possessori di obbligazioni subordinate e poi tutti quei correntisti che detengono somme eccedenti i 100 mila euro. Con molta probabilità, questa procedura porterà molte persone a investire il proprio denaro in attività reali e a tenere sui conti correnti solo la somma garantita.