Federico Ghizzoni, alla presentazione del nuovo piano industriale dello scorso dicembre era stato chiaro: c’è la necessità di alleggerire il conto economico di Bank Austria di circa 300 milioni di euro entro due anni. La mossa studiata a tavolino da Unicredit prevedeva un consistente risparmio, col trasferimento dei 3.300 dipendenti di Bank Austria dall’attuale sistema pensionistico interno a quello statale, quest'ultimo decisamente meno oneroso per la banca.

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Una misura che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto alleggerire il costo del personale, i cui obblighi pensionistici valgono circa 2,1 miliardi di euro. 

L’operazione presentata lo scorso gennaio è stata osteggiata fin da subito. Non solo i dipendenti si sono detti contrari a tale progetto, ma anche membri del Governo austriaco ed il responsabile della gestione del fondo pensionistico pubblico, Winfried Pinggera, si sono detti preoccupati per i maggiori oneri a carico della finanza statale. 

Il Governo austriaco vara la “Lex Bank Austria”

Ed ora, a far dormire sonni poco tranquilli al neo eletto CEO di Bank Austria, Robert Zadrazil, ufficialmente in carica dal 1° di marzo, è il ministro austriaco degli Affari Sociali Alois Stoeger.

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Questi aveva dichiarato guerra a tale manovra durante un’intervista rilasciata la settimana scorsa a radio ORF. Il Ministro aveva asserito di voler portare all’attenzione del consiglio dei ministri una proposta di legge per contestare la procedura varata da UniCredit.

Detto, fatto. Nella seduta del consiglio dei ministri di ieri, 8 marzo, il Governo ha approvato una proposta di legge dal nome di per sé esplicativo: “Lex Bank Austria”

In cosa consiste la norma

Come riporta il quotidiano austriaco “Der Standard” la legge, ora al vaglio del Parlamento austriaco, dovrebbe chiarire che Bank Austria dovrà pagare l’aliquota base prevista per tali operazioni, ovvero un contributo pensionistico pari al 22,8 per cento dell'ultima retribuzione.

Bank Austria aveva invece deliberato di attuare lo switch tra i due sistemi pensionistici, avvalendosi di una normativa introdotta nel 1956, che prevedeva il pagamento di un’aliquota agevolata del 7%. Una differenza percentuale non di poco conto, che in soldoni si traduce in circa 500 milioni di euro di maggiori oneri a carico di UniCredit.

La banca aveva stimato un onere di 224 milioni di euro, importo che salirà a 728.7 milioni di euro se quanto proposto dal Governo verrà ratificato dal Parlamento austriaco.

C’è, dunque, un effetto significativo che mette apprensione non solo ai manager dell'istituto bancario guidato da Federico Ghizzoni, ma anche tra gli stessi lavoratori.

La giornalista austriaca Renate Gaber, nel suo articolo sulla questione, ha concluso ponendosi una tagliente domanda: potrà il CdA della banca mantenere la promessa che non ci saranno licenziamenti forzati? Lo scopriremo presto. Oggi, 9 marzo, è in agenda una riunione tra i vertici di Bank Austria ed i rappresentanti dei lavoratori.

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