Molte sono le novità che interessano, quest'anno, gli studenti universitari. La più significativa è senz'altro l'estenzione della "no tax" area per i redditi bassi. Inizialmente il limite di reddito sarebbe dovuto essere individuato a 10 mila euro annui, invece con la legge di stabilità 2016, il limite è stato abbassato ad euro 13.000, con evidenti benefici per moltissimi studenti.

Lo sconto

La no-tax area fa riferimento, nella sua nuova estenzione, ai corsi di laurea magistrali e agli studenti [VIDEO]fino al primo anno fuori corso, e agli studenti di dottorato di ricerca che non beneficino della borsa di studio. la nuova disciplina amplia la platea di studenti che potrà usufruire degli sconti sulle tasse: il contributo annuale massimo dovuto, sarà del 7% della quota di Isee eccedente 13.000 euro, per gli studenti appartenenti a un nucleo familiare il cui reddito Isee risulti essere compreso fra 13.001 e 30.000 euro.

Altre novità interessano gli studenti iscritti dal secondo anno fuori corso in poi, con un reddito Isee inferiore a 30 mila euro, che soddisfano il requisito relativo ai crediti formativi. Per costoro la misura massima del contributo onnicomprensivo annuale, risulta invece incrementata del 50%, con un valore minimo di 200 euro. Risulta essere stato esteso l'esonero dal pagamento di tasse e contributi a favore degli studenti di dottorato di ricerca, che non usufruiscano della borsa di studio.

In una nazione come l'Italia, afflitta da problemi contrastanti quali: L'impossibilità materiale, per alcuni studenti, di approcciarsi all'istruzione (benché ci siano leggi atte a favorire questo diritto costituzionale), e l'incremento esponenziale del fenomeno conosciuto come "fuga di cervelli, ben venga ogni iniziativa, legge, disciplina che possa facilitare incrementare e sostenere lo studio, la cultura ed il relativo progresso socio-culturale.

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Gli atenei italiani sono considerati tra i migliori del mondo, non sono certo da meno quei ragazzi volenterosi che ogni anno devono però scontrarsi contro un muro impenetrabile fatto di burocrazia e costi. Come se la cultura, l'apprendimento, la crescita individuale professionale, fossero qualcosa da tassare alla stregua di un bene secondario. A nostro modesto parere, le istituzioni dovrebbero investire maggiormente in cultura ed istruzione, in modo da formare figure professionali in grado di trasformare il "malandato bel Paese", nell'efficiente "nuova" Italia, una nazione governata da volti nuovi, idee fresche, un Paese culturalmente e socialmente all'avanguardia.