Sapete trovare la differenza tra un barile di petrolio e una moneta virtuale? Sembra essere questa la domanda che da settimane tiene svegli gli chavisti del parlamento venezuelano. Poi, un giorno, il presidente Maduro deve essersi svegliato col miglior umore possibile, avendo trovato la risposta in sogno: "Non serve trovarne la differenza, perché sono la stessa cosa!".

Ma procediamo con ordine. Il Venezuela ha chiuso il 2017 nel peggiore dei modi: quella che resta la prima nazione al mondo per numero di giacimenti petroliferi, ha contratto debiti esteri con le nazioni più sviluppate, con le banche e con le industrie estere.

Un tragico esempio di ciò è il debito di 5 miliardi di dollari con la ditta delle case farmaceutiche. Per avere un'idea più chiara della situazione finanziaria, il governo del Venezuela sta pagando le aziende utilizzando diamanti e gioielli: una vera e propria forma di baratto.

La risposta sotto i propri piedi

Come un fulmine a ciel sereno, la soluzione (se così si può definire) è arrivata da sé. Il presidente Maduro ha dichiarato, infatti, che a breve avverrà il lancio della prima criptovaluta venezuelana [VIDEO]. L'immissione sul mercato comprenderà 100 milioni di Petro, ma in che modo sarà unita al mercato petrolifero? Ebbene, la moneta avrà come garanzia il numero di 5 miliardi di barili di petrolio presenti nell'Orinoco, solo una delle numerose aree petrolifere sepolte sotto il suolo venezuelano, e ogni singolo Petro avrà il valore di un barile dell'oro nero.

Questo, a detta dei dirigenti del governo, col fine di risollevare il debito estero e attirare più commercianti.

L'impegno del presidente Maduro è stato rispettato sotto ogni aspetto: la valuta verrà emessa regolarmente, è ormai solo questione di giorni. Ma è davvero giusto cantare vittoria così presto?

Si chiama Petro, ma non tornerà indietro

A prescindere dal fatto che la valuta possa generare introiti per un massimo di 5 miliardi di dollari - a fronte del debito di 150 miliardi di dollari contratti dal Venezuela - sono molti i critici finanziari che stanno osservando in Maduro una sorta di improvvisazione, più che la costruzione di un piano economico più saldo e sicuro. Ciò anche a seguito della corrente dello chavismo, così amata dal presidente da averlo portato alla massiccia espropriazione di aziende private, ingigantendo sì il settore pubblico, ma senza munirlo di introiti economici, né di controlli sul loro corretto funzionamento.

Certo, l'anti-trumpismo di cui Maduro si fa vanto l'ha portato a rientrare nelle simpatie di Russia, Cina e Cuba.

E già per il 2025 si parla di introiti che toccherebbero i 3-4 miliardi di dollari. Ma la matematica non è certo un'opinione, e non ci vuole molto per capire che, con 150 miliardi di debito e una decina di miliardi di introiti, resterebbero ancora 140 miliardi di dollari da versare a...praticamente tutti.

Il problema resterà, o lo chavismo sarà nuovamente fonte d'ispirazione per altre scappatoie finanziarie? Solo il tempo potrà dirlo. La speranza più grande, per gli esperti finanziari venezuelani, resta quella di un possibile accrescimento del valore del Petro, una volta in commercio. Cercando però di non cadere nell'errore commesso dall'ormai svalutatissimo Bolivàr, moneta liquida venezuelana dal valore ormai irrisorio, a causa del tasso di cambio col dollaro.