Il Vicedirettore della Banca d'italia, Fabio Panetta, intervenendo ad un recente convegno in memoria di Giacomo Vaciago, illustre economista scomparso il 24 marzo 2017, ha colto l'occasione per fare il punto sulla attuale congiuntura economica e fare chiarezza su alcuni punti come, ad esempio, il probabile aumento dei tassi di interesse e un eventuale riduzione delle riserve auree nazionali. Vediamo cosa ha detto e come questo potrebbe influire sugli scenari politico - economici futuri del nostro Paese.

Le dichiarazioni di Panetta

Il Vicedirettore della Banca d'italia ha evidenziato come, in questi ultimi anni, la politica monetaria adottata dalla Bce abbia svolto un ruolo fondamentale nel traghettare fuori dalla crisi economica l'intera Unione Europea.

D'altra parte, lo scenario sembra ancora dominato da una bassa inflazione. Di conseguenza, anche se non con la stessa intensità, ma la politica accomodante della Bce continuerà.

Ciò che deve essere tenuto sotto controllo, per l'economista di Banca d'italia, non è tanto il graduale processo di rientro alla normalità della politica monetaria, quanto, piuttosto, il rapporto debito pubblico/pil dell'Italia che è ancora a livelli di guardia. Tanto più che il nostro sistema economico, sempre secondo Panetta e le analisi di diversi altri esperti, soffre di una bassa produttività del lavoro, il che rende quanto mai necessarie urgenti riforme, che dovrebbero costituire il tema centrale del dibattito politico - economico.

Se queste si attueranno, è convinto Panetta, un eventuale aumento dei tassi di interesse avrebbe un impatto contenuto sull'economia italiana Anche perché, rispetto alla fase peggiore della crisi, il Pil ha ricominciato a crescere e un eventuale aumento stabile dei tassi di circa l'1% si tradurrebbe, secondo le stime di Via Nazionale in un'aumento della spesa per interessi di circa lo 0,4% in tre anni.

E, in un decennio si potrebbe assistere ad una discesa del rapporto debito/pil fino al 100% dal 132% attuale. Ma occorre che cresca anche l'avanzo primario come stimato nella Nota di aggiornamento del Def precisa Panetta.

Si possono vendere le riserve auree?

Dato che, attualmente, il nostro debito pubblico viaggia a ritmi vertiginosi, siamo a circa 2 mila e 300 miliardi di euro, molti per abbassarlo sono arrivati al punto di sostenere che sia necessario vendere, almeno in parte, le nostre riserve d'oro.

Ma è una soluzione fattibile? Considerando che, ad oggi, la Banca d'Italia ha circa 2 mila e 450 tonnellate d'oro per un controvalore di circa 80 miliardi di euro, si capisce immediatamente che non servirebbe a molto. Per di più la riserva aurea svolge l'ulteriore funzione di mantenere la fiducia nel nostro sistema. Infatti, in questa maniera la Banca d'Italia può svolgere le sue funzioni anche in periodi di grave crisi. Vendere, quindi, la riserva aurea, anche se solo in parte, vorrebbe dire lanciare un segnale estremamente negativo ai nostri partner internazionali. In pratica, sarebbe come dire al mondo che si è disperati.