Il dato di fatto è uno: l'Europa non ha approvato la manovra italiana e presto dovrebbe dare inizio alla "procedura d'infrazione per eccesso di debito". Si tratta, tra l'altro, di un'eventualità che, almeno in teoria, potrebbe ancora essere scongiurata grazie a possibili mediazioni tra Roma e Bruxelles. Dall'altra parte, invece, ci sono le opinioni. Quelle del governo che ritiene di non dover fare un passo indietro rispetto alla necessità di garantire all'Italia una manovra che non tolga nulla agli italiani, ma anzi dia l'opportunità di crescere.

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Ci sono poi le reazioni dei mercati, concretamente scettiche nei confronti [VIDEO]dell'operazione di rilancio dell'economia italiana, ma anche quelli delle opposizioni e della stampa.

In entrambi in casi si ha a che fare con posizioni fortemente critiche nei confronti della legge di bilancio scelta dall'esecutivo, ma ci sono anche voci fuori dal coro come quella del direttore de Il Tempo Franco Bechis che addebita la mancanza di fiducia dell'Europa nei confronti dell'Italia ai governi precedenti.

Bechis evidenzia le colpe del Pd

L'editoriale di Bechis si caratterizza per un certo pragmatismo nell'analisi del report di ventuno pagine che respinge le richieste italiane. La chiave di lettura è sensibilmente diversa rispetto a molte tra quelle utilizzate negli ultimi tempi. Il direttore de Il Tempo, infatti, non si schiera nè dalla parte dei favorevoli alla manovra, né da parte di quelli che la sostengono. Con molta franchezza afferma come l'inizio della procedura "per eccesso di debito" mette di fatto l'Italia nei guai, ma questo non è un risultato che nasce dalle scelte del governo Conte ma di quanto è avvenuto in precedenza.

"La procedura di infrazione - evidenzia - è l'ultimo meraviglioso regalo del Pd agli italiani."

Colpe dell'Italia vengono dagli anni passati

Nella mancata approvazione [VIDEO]della manovra italiana peserebbe come un macigno il fatto che l'Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 (gap del 5,2% del Pil) e nel 2017 (gap del 6,6% del Pil). In sostanza si tratta di dati che regalano un "pregresso" a chi si occupa delle valutazioni a Bruxelles che, adesso, tende a non accordare più fiducia all'Italia. La colpa, eventualmente, di Lega e Movimento Cinque Stelle sarebbe quella di non impegnarsi a fare meglio di quanto fatto dai loro precedessori che, riassumendo il concetto, avrebbero creato una sorta di terra bruciata attorno alla possibilità che l'Italia potesse trovare flessibilità da parte dell'Unione Europea.