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La Commissione Europea nel 2018 è salita agli onori delle cronache politiche italiane per essere diventata l'avversaria di un governo pronto ad innalzare il proprio debito, pur di adottare quelle misure che erano state promesse in campagna elettorale. Per Lega e Movimento Cinque Stelle, Quota 100 e reddito di cittadinanza erano due punti fondamentali, anche a costo di subire una procedura per eccesso di debito, poi evitata dopo una lunga mediazione con Bruxelles. Se applicata, la procedura avrebbe aperto una crisi senza precedenti tra uno Stato membro e gli organi centrali continentali. All'indomani delle scene di giubilo degli esponenti del governo per aver tramutato in legge le misure in cui speravano, arrivano previsioni quasi apocalittiche rispetto al futuro economico del Bel Paese.

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Una doccia fredda che giunge dal rapporto sulla sostenibilità di bilancio del 2018 pubblicato dalla Commissione europea. L'Italia, mantenendo queste politiche ,vedrebbe crescere il proprio debito pubblico fino al 146,5% nel 2029.

Il debito crescerebbe in cinque paesi

Gli ultimi giorni e le difficoltà, per certi versi sorprendenti della Germania, hanno certificato che non è un momento florido per l'economia europea. Il rapporto della Commissione Europea si pone l'obiettivo di capire come si evolveranno le situazioni finanziarie di ciascuno Stato membro simulando l'idea che si prosegua per i prossimi dieci anni con le strategie economiche adottate negli ultimi tempi. Ci sono dati positivi, però, per paesi come Cipro, Malta, Austria, Germania, Danimarca e Svezia che sono destinate ad avere una riduzione del debito pubblico pari al 22%. Sarebbero, invece, cinque le nazioni che dovrebbero confrontarsi con un trend inverso: Romania, Spagna, Estonia, Francia e, per l'appunto, l'Italia.

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Per l'Italia sforzo fiscale insufficiente

Secondo quelle che sono le rilevazione fatte dagli esperti incaricati da Bruxelles la "colpa" dell'Italia sarebbe quella di non produrre uno sforzo "fiscale" sufficiente per arginare i rischi. Le finanze italiane sono ritenute ad alto rischio nel breve e lungo periodo. C'è attesa adesso per capire quali saranno le reazioni degli esponenti del governo italiano che, negli ultimi mesi, non sono mai stati teneri nei confronti della Commissione Europea, accusata spesso di badare troppo ai numeri e poco ai diritti agli italiani. Non a caso Salvini ha più volte definito i commissari "euroburocrati". A preoccupare è il cosiddetto "rating". L'Italia aveva già uno tra più bassi e, oltretutto, l'economia italiana è quella che, in tal senso, ha avuto il deterioramento peggiore.

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