La modesta ripresa registrata dall'economia italiana ora si sta "indebolendo". Nei giorni scorsi, l'OCSE ha certificato una contrazione, per il 2019, dello 0,2% del Pil ed un +2,5% del deficit. Dati che confermano quanto dichiarato pochi giorni fa da Confindustria e dal ministro dell'Economia Giovanni Tria: "Crescita vicino allo zero". E, per correre ai ripari, già si parla, con la prossima legge di Bilancio, di un aumento dell'Iva.

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Il possibile aumento da luglio

Ieri il ministro dell'Interno Matteo Salvini, durante la cena organizzata dall’Associazione Amici di Como a Villa d’Este (Cernobbio), ha spiegato che un aumento dell'Iva sarebbe un "massacro" per il commercio e la produzione.

La realtà, però, è che al Ministero dell’Economia in molti pensano che per disinnescare le clausole di salvaguardia della Legge di Bilancio (del valore di oltre 50 miliardi di euro in due anni) sarà necessario ricorrere ad un aumento dell'imposta sul valore aggiunto.

Economia, il piano B del ministro Tria: possibile aumento Iva da luglio
Economia, il piano B del ministro Tria: possibile aumento Iva da luglio

Nessuno per ora lo ammette (e continuerà a non farlo fino al voto europeo), ma a nessuno è sfuggito che il dossier ad hoc più gettonato al MEF prevede con l'approvazione della prossima legge di Bilancio, un incremento di un punto percentuale delle due aliquote principali Iva, Così l'Iva ordinaria passerebbe dal 22% al 23%, mentre l'Iva su alcuni prodotti alimentari, sui servizi turistici e su alcune opere di recupero edilizio passerebbe dal 10 all’11 per cento.

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Un'operazione che potrebbe riportare nelle casse dello Stato 8 miliardi di euro.

Il ministro Tria, almeno in sede accademica, si è sempre dichiarato non essere contrario ad incrementi dell’Iva e dal dicastero di via XX Settembre non escludono che il rialzo possa avvenire già dal prossimo luglio (in modo da poter ipotecare una buona parte della manovra bis 2019). L'alternativa all'aumento dell'Iva, per il momento, sarebbe rappresentata da una patrimoniale sulla casa (che nessuno, né la maggioranza né l'opposizione, però può permettersi).

Possibili sgravi fiscali

Al fine di rendere più accettabile, dal punta di vista politico, l'operazione, in casa Lega si è ipotizzato l'introduzione di un meccanismo fiscale che prevede una una sorta di restituzione, in sede di dichiarazione dei redditi, di quanto pagato. Per tutti gli acquisti superiori ai 30 euro, il contribuente potrebbe detrarre dalle imposte il 2% cento delle spese. Ovviamente, gli acquisti dovranno essere dimostrabili con scontrini e ricevute. Un'operazione, questa, che potrebbe rappresentare anche un buon deterrente contro il nero.

Al di là degli scontri politici e delle smentite pubbliche, il dossier Iva in queste settimane è al centro dell’attenzione del tecnici del ministero dell'Economia e delle Finanze. E rappresenta un bel "grattacapo" sia per Matteo Salvini che per Luigi di Maio.

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Le clausole Iva nella finanza pubblica rappresentano una promessa di correzione impossibile da mantenere. E sarà impossibile anche attuare un ulteriore rinvio. Non solo perché per il 2020 ed il 2021, infatti, è necessario trovare rispettivamente 23,1 e 28,8 miliardi, ma anche perché si devono individuare le risorse per evitare che il deficit sfori il 3 per cento.

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