Secondo quanto riportato dal comunicato stampa emanato dalla Commissione Europea, l'impegno significativo promosso dagli operatori bancari europei, secondo gli indirizzi forniti dai regolatori, starebbe dando i suoi frutti. Nel periodo che va dal secondo trimestre del 2014 al terzo trimestre del 2018, lo stock di crediti deteriorati presenti nei bilanci delle banche dei paesi dell'Unione Europea è calato di oltre il 50%.

Nel commentare i dati, il vicepresidente responsabile per la Stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali, Valdis Dombrovskis, ha sottolineato come i positivi risultati raggiunti nella riduzione dei rischi presenti nel sistema bancario ponga solide basi su cui portare avanti il processo per il completamento dell'Unione Bancaria Europea.

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Rafforzarsi per resistere a possibili shock sistemici

L'esperienza della crisi finanziaria globale ha dimostrato che, se molti istituti di credito si trovano in difficoltà nello stesso momento, è possibile che l'intero sistema finanziario ed economico sia messo a rischio. Per far fronte a questo tipo di eventualità i regolatori hanno spinto gli intermediari di tutti gli stati membri ad effettuare sforzi sostanziali per migliorare la capitalizzazione e ridurre l'indebitamento in modo da poter resistere ad eventuali shock futuri.

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Il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno recentemente concordato un quadro più solido per regolamentare e controllare le banche. Sono stati compiuti progressi sostanziali nella riduzione dell'attuale stock di non-performing loans (NPLs), il rapporto di NPLs nelle banche dell'UE è sceso di oltre la metà dal 2014 e si sta avvicinando ai livelli pre-crisi.

Guardando ad alcuni paesi specifici si può rilevare che nell'ultimo anno il cosiddetto NPL Ratio, rapporto tra i crediti non performing e il totale dei crediti è diminuito del 21.54% in Italia, passando da 12.1 a 9,5; del 30.21% in Irlanda passando dall'11,2 al 7,8 e del 32% a Cipro dove è passato dal 32.1 al 21.8.

Dal 2014 le banche direttamente controllate dalla Banca centrale europea hanno aumentato il loro capitale di 234 miliardi di euro e sono ora anche molto più resistenti agli shock di liquidità, con un incremento di 812 miliardi negli attivi più liquidi.

Verso l'unione bancaria

Il messaggio di fondo del nuovo report della Commissione europea è che potrebbe essere finalmente giunto il momento di completare l'Unione bancaria. Lo scorso dicembre la riunione dei capi di governo dell'unione ha richiesto esplicitamente che il processo di realizzazione della Unione Bancaria andasse avanti.

Si è convenuto di stabilire una base comune e di definire un chiaro percorso per le negoziazioni politiche in merito allo schema di assicurazione europea sui depositi, terzo pilastro dell'Unione Bancaria, ad oggi ancora mancante.

Questo passaggio è essenziale per garantire che l'Unione economica e monetaria diventi più resistente a futuri shock economici negativi, mediante una maggiore condivisione dei rischi a livello transfrontaliero e consentirebbe di rafforzare in modo significativo la fiducia nel settore bancario dell'area dell'euro.

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