Il report periodico pubblicato dalla società di consulenza PWC, che nell'ultima edizione propone il titolo emblematico "Assembling the Puzzle", fa il punto sulle evoluzioni dirompenti che hanno caratterizzato negli ultimi anni il mercato dei crediti Non Performing (Non Performing Exposures, NPE) in Italia.

Le banche italiane hanno subito una profonda revisione dei loro modelli operativi e una sostanziale riduzione dei crediti deteriorati passati da un totale di 341 miliardi di euro nel 2015 a a 180 miliardi di euro in termini lordi.

Nonostante questo miglioramento della qualità dell'attivo, le NPE rappresentano ancora un problema rilevante per i conti bancari, con 88 miliardi netti di crediti problematici ancora presenti nei bilanci a dicembre 2018.

A fronte di questo processo di ristrutturazione, anche il quadro normativo a livello europeo ha subito modifiche rilevanti, in particolare con riferimento alle disposizioni in materia di Calendar Provisioning, ossia incremento progressivo degli accantonamenti a fronte dei crediti problematici, proporzionale al tempo trascorso dalla data di classificazione a deteriorato.

Ultimo elemento di attenzione è costituito dalle Challenger Banks, nuovi player del mercato caratterizzati da una struttura più leggera, una maggiore specializzazione e una forte ricorso alla tecnologia digitale.

UTP e Challenger Banks

La quota maggiore dei crediti Non Performing rimasti in carico alle banche è rappresentata dalle esposizioni di Unlikely to Pay (UTP) che, considerando il valore contabile netto, hanno ampiamente superato le sofferenze (51 miliardi di euro contro 34 miliardi di euro).

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Si tratta di esposizioni particolarmente complesse poichè includono sia crediti poco deteriorati, che necessitano di competenze in ambito di ristrutturazione aziendale, sia esposizioni in fase di deterioramento avanzato, per le quali occorre applicare una gestione di tipo liquidatorio, assimilabile a quella dei Bad Loans (sofferenze bancarie).

A questo proposito, le Challenger Banks potrebbero svolgere un ruolo centrale, fornendo nuove risorse finanziarie e le giuste competenze per garantire un processo di ristrutturazione di successo.Oltre che nella gestione degli UTP, questi nuovi operatori potrebbero cogliere opportunità nel segmento dei crediti performing, offrendo prodotti, a prezzi adeguati, ai clienti che le banche tradizionali non saranno in grado di servire in modo profittevole.

Riepilogando, si può dire che il processo di ristrutturazione del sistema bancario sia a metà del suo percorso e che i prossimi sviluppi saranno influenzati dalle variazioni del quadro regolamentare e dall'ingresso di nuovi operatori, che svolgeranno un ruolo chiave anche nella gestione degli UTP, segmento sul quale si concentrano tutte le operazioni più rilevanti di questi mesi.

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