A Hong Kong le proteste in strada vanno avanti ormai da quasi cinque mesi, e tra le conseguenze più pesanti ci sarebbe la recessione. Le contestazioni si sono abbattute fatalmente sui commercianti e sulle imprese, ma anche il turismo risulterebbe in crisi, poiché la paura per la propria incolumità spingerebbe gli stranieri a tenersi alla larga dalla città autonoma cinese.

Tutto ciò avrebbe inferto un duro colpo all'economia, spingendola sull'orlo della recessione.

I dati mostrano un trend negativo

Giovedì 31 ottobre sono stati pubblicati i dati sulla crescita economica che hanno mostrato come Hong Kong sia entrata in una recessione tecnica, sancita da due trimestri consecutivi di calo del PIL. Nell'ultimo trimestre, ad esempio, il Prodotto Interno Lordo della regione asiatica si è ridotto del 3,2% rispetto alla rilevazione precedente, dalla quale era già emerso un abbassamento dello 0,4%.

Hong Kong: gli scontri in piazza non si placano

Intanto le proteste continuano, nonostante il disegno di legge di estradizione sia stato ritirato. Le agitazioni si sono gradualmente moltiplicate, con i manifestanti che continuano a chiedere maggiori libertà. Gli scontri tra cittadini e forze di polizia sono diventati sempre più violenti e hanno spinto gli inquirenti ad aprire un'inchiesta su presunte brutalità commesse dai militari.

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Questa situazione a dir poco delicata non ha fatto altro che allontanare i turisti: per il mese di ottobre si prevede il 50% di visitatori in meno rispetto allo scorso anno. Molti hotel hanno abbassato i prezzi nella speranza di registrare qualche prenotazione in più, e molti dipendenti sono stati costretti a lavorare di meno o a prendersi un congedo temporaneo. Anche le compagnie aeree e navali sono state vittime del dissenso cittadino, poiché Hong Kong è uno degli snodi di transito più trafficati al mondo.

La crisi del turismo sta danneggiando il commercio

Le manifestazioni di piazza stanno provocando seri danni anche ai rivenditori di Hong Kong. Molti lavoratori hanno paura per la propria incolumità, poiché ormai le proteste tendono a sfociare spesso nella violenza. Duri attacchi sono stati sferrati a varie aziende, tra cui la Bank of China e la società di elettronica di consumo Xiaomi. Anche le stazioni della metropolitana sono state assaltate dai vandali.

I commercianti sono in ansia, poiché temono che il susseguirsi di queste agitazioni possa causare in futuro grossi danni all'economia della città autonoma e ai suoi residenti.

L'intervento del governo per rilanciare l'economia

Il governo ha destinato 20 miliardi di dollari di Hong Kong per combattere il rallentamento dell'economia. Questa somma è destinata ad aiutare i commercianti e gli imprenditori, ma anche il turismo e il settore dei trasporti.

Tuttavia le istituzioni locali continuano a sostenere che l'unico modo per porre fine concretamente a questa crisi sia la conclusione delle proteste violente, senza le quali la società potrebbe a poco a poco tornare a riprendersi.

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