Mario Draghi afferma che è "necessario un cambio di mentalità": questa la sostanza del messaggio, se si vogliono superare le disastrose conseguenze economiche dell'epidemia da coronavirus che stanno investendo l'Europa e che si prevedono disastrose per il futuro del Vecchio continente.

L'ex Presidente della Banca Centrale Europea manda un messaggio ai Capi di Stato europei. Il suo scopo è indicare linee guida di Affari e Finanza meno ondivaghe di quelle del suo successore Christine Lagarde. Per diffondere le sue esternazioni l'ex presidente Bce (già Governatore della Banca d'Italia) ha scelto le pagine dell'autorevole quotidiano britannico Financial Times.

Mario Draghi teme una 'grande depressione' come nel 1929

Draghi è sicuramente a conoscenza dei primi dati statistici del primo trimestre 2020 che indicherebbero un calo del Pil di Eurozona, dovuto allo stato di quarantena di buona parte delle attività produttive, intorno al dieci per cento. Teme, perciò, che l'attuale stagnazione possa degenerare in una vera e propria depressione. Non a caso ha fatto riferimento alle sofferenze economiche e al problema della disoccupazione degli anni successivi alla “grande depressione” del 1929.

Per risolvere tali difficoltà, il banchiere italiano, ripropone ed estende la ricetta da lui utilizzata in conseguenza della crisi finanziaria del 2008. Non solo “Quantitative Easing” ma addirittura l'aumento a dismisura del debito pubblico dei singoli Stati europei.

Le perdite che subirà il settore privato – secondo Draghi - dovranno essere in gran parte assorbiti dai bilanci statali. Così come i debiti del settore creditizio verso la Bce, dovuti a una nuova e più consistente emissione di titoli, fortunatamente già avviata dalla Lagarde.

E' ancora una volta necessario 'whatever it takes' secondo Mario Draghi

Dovrà essere quindi il debito pubblico, secondo Mario Draghi, a farsi carico delle risorse per far sopravvivere il settore privato per tutto il periodo della pandemia e della crisi che ne conseguirà. Il moltiplicarsi dei fallimenti delle imprese e della disoccupazione, infatti, condurrebbe alla rovina milioni di famiglie.

Una distruzione permanente della capacità produttiva sarebbe non solo più dannosa per l'economia europea, ma metterebbe in crisi anche le entrate fiscali e la credibilità della democrazia.

Le dichiarazioni dell'ex Presidente della Bce, come riportate dal Financial Times, non sembrano solo la riproposizione del discorso “Whatever it takes” (fare “tutto il possibile”) per salvare l'Euro. Sembrano un invito a riformare le fondamenta stesse del Trattato di Maastricht, sinora gelosamente salvaguardate dall'ortodossia economica europea.

L'importante, secondo Mario Draghi, è fare tutto presto e velocemente

Per questo Mario Draghi ha fatto più volte riferimento alla necessità di “un cambio di mentalità”.

La causa comune obbliga tutti gli europei a darsi supporto l'un l'altro: i debiti pubblici dovranno accollarsi la cancellazione dei debiti privati. Per questo va accettato il principio della normalità di più alti livelli di debito pubblico, nel prossimo futuro.

Ma, dopo questo scenario quasi apocalittico, Draghi ha puntualizzato che, fortunatamente, l'Europa è finanziariamente ben equipaggiata per far fronte alla recessione. L'essenziale è fare presto e adottare tutte le misure necessarie con estrema velocità. I costi di ogni minima esitazione potrebbero essere irrecuperabili.

Bisogna dare priorità, ha concluso Draghi, al problema dell'occupazione che sarà sicuramente più bassa, a fine crisi.

Per il suo assorbimento il banchiere italiano non sembra contrario a grandi investimenti statali o l'ampliamento del settore pubblico. Ma quello privato non va sostenuto soltanto con il rinvio del pagamento delle tasse. E' necessario che le banche concedano prestiti a costo zero alle imprese per aiutarle a salvare i posti di lavoro.

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